• Dr. Massimiliano Zisa

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Disturbi Sessuali

Una Disfunzione Sessuale si verifica un'anomalia del processo che modula ed attiva la risposta sessuale, o in presenza di dolore associato al rapporto sessuale.

Disturbi caratterizzati da fantasie, impulsi o comportamenti sessualmente eccitanti, durevoli e intensi, che coinvolgono oggetti inanimati oppure che comportano la sofferenza o l’umiliazione reale o immaginaria di se stessi, del partner o di partner non consenzienti, e che sono associati a sofferenze o disabilità clinicamente significative.

Questi schemi di eccitazione sono considerati devianti perché sono spesso indispensabili al funzionamento sessuale (cioè, l’erezione o l’orgasmo non si verificano senza lo stimolo), possono coinvolgere partner inadatti (p. es., bambini) e causano significativa sofferenza o compromissione nell’area di funzionamento sociale, professionale, o in altre aree importanti. Nei soggetti con parafilie (quelli il cui istinto sessuale si esplica quasi interamente nell’infliggere o nel sottomettersi alla flagellazione o a pratiche simili, è diretto verso capi di vestiario oppure si esprime prevalentemente attraverso l’esibizionismo o il voyeurismo) la capacità di un’intimità emotiva e sessuale affettuosa e reciproca con un partner è generalmente compromessa o inesistente, e sono compromessi anche altri aspetti dell’adattamento personale ed emozionale.

Nella maggior parte delle culture, le parafilie sono molto più comuni nel sesso maschile che in quello femminile. Molte delle parafilie sono rare. Le più comuni sono la pedofilia, il voyeurismo e l’esibizionismo. I criminali sessuali possono avere parafilie multiple.

{tab=Tipi}

Elenco delle parafilie

Sono sinteticamente schematizzabili come:

  • Esibizionismo. Esposizione dei propri genitali ad un estraneo che non se l’aspetta.
  • Feticismo. Uso di oggetti inanimati che non siano limitati a strumenti, come il vibratore, progettati per la stimolazione tattile dei genitali.
  • Frotteurismo. Toccare e strofinarsi contro una persona non consenziente.
  • Pedofilia. Attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli). Il soggetto “pedofilo” deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini con cui ha attività sessuali. Non viene incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni.
  • Masochismo Sessuale. Atto (reale, non simulato) di essere umiliati, picchiati, legati o fatti soffrire in qualche altro modo.
  • Sadismo Sessuale. Azioni (reali, non simulate) in cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante per il soggetto.
  • Feticismo da Travestitismo. Il travestimento di un maschio eterosessuale.
  • Voyeurismo. Atto di osservare un soggetto che non se lo aspetta mentre è nudo, si spoglia, o è impegnato in attività sessuali.
  • Parafilia Non Altrimenti Specificata (NAS). Questa categoria diagnostica viene inclusa per codificare quelle parafilie che non soddisfano i criteri per nessuna delle precedenti. Gli esempi includono, ma non si limitano a:
    • Scatologia telefonica. Telefonate oscene
    • Necrofilia. Attrazione sessuale per i cadaveri
    • Parzialismo. Attenzione esclusiva per una parte del corpo.
    • Zoofilia. Attrazione sessuale per gli animali.
    • Coprofilia. Uso delle feci per l’eccitazione sessuale.
    • Urofilia. Uso delle urine per l’eccitazione sessuale.
    • Clismafilia. Uso dei Clisteri per l’eccitazione sessuale.

Va ricordato che ogni parafilia deve durare per almeno sei mesi ed essere presenti fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente che comportino le azioni di cui sopra. Ogni “condotta sessuale” per essere definita parafiliaca ha necessità di causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.

{tab=Origine}

Comprensione psicologico delle Perversioni Sessuali

«Parafilia» è l’attuale termine scientifico per definire l’insieme di quelle condotte sessuali più note con i nomi di “perversioni” o “deviazioni sessuali”.
Se adottassimo uno di questi ultimi nomenclatori ci troveremmo immediatamente immersi in un contesto “giudicante” che è esattamente l’opposto di ciò che avviene nel setting psicologico clinico. Affrontare un discorso generale sulle parafilie senza suscitare anche un pur minimo imbarazzo o prese di posizione nette sull’argomento, è compito senza dubbio arduo se non impossibile. Questo perché, nonostante le numerose “rivoluzioni” sessuali, la sessualità rimane uno dei più importanti “modellatori” della personalità, dell’identità e della vita sociale di ogni individuo.

Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare “perverse” ovvero ognuno di noi conserva un nucleo che possiamo anche definire “perverso” che si integra in un processo di personalità e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata ad aspetti quali la non esclusività, la non compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al consenso reale dei partner sessuali.

Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali quando tale comportamento si svolge innanzitutto tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa e/o sociale.

Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale “patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei partecipanti all’attività, disagio, sofferenza, interferenze con le attività lavorative e/o sociali, quando si compie come una compulsione, quando reca danni, quando causa problemi legali.
Va considerato che ogni comportamento“patologico” si inscrive sempre all’interno di uno specifico contesto sociale.
Quando ad esempio il “pedofilo” cerca di giustificare la propria condotta parafiliaca portando come esempio altre culture o società antiche, “dimentica” che egli vive in un contesto diverso da quelli che porta come prova che la sua condotta sia da definire “normale”. La negazione di vivere all’interno di un contesto socio-culturale che non sia in grado di giustificare un certo tipo di comportamento tanto da definirlo “patologico” è probabilmente un processo difensivo che va utilizzato nella valutazione diagnostica di tali pazienti.

{tab=Trattamento}

Trattamento

Il trattamento delle parafilie è piuttosto complesso, soprattutto quando il paziente ha già messo in atto processi difensivi in grado di far negare che il comportamento sia patologico. Occorre sempre un’attenta valutazione diagnostico-differenziale soprattutto per escludere altre forme psicopatologiche come ritardo mentale, disturbi gravi di personalità (in particolare il disturbo borderline o, nei maschi, il disturbo narcisistico ed il disturbo ossessivo-compulsivo) ed altre patologie.

Una volta valutato il funzionamento globale del paziente sarà possibile orientare verso la forma di intervento, quasi sempre piuttosto lunga e tortuosa, adatta per ogni specifico caso.

I disturbi da dolore sessuale includono la dispareunia e il vaginismo.

La dispareunia può verificarsi sia nei maschi che nelle femmine ed è un dolore genitale persistente e continuo nel corso di un rapporto sessuale o subito dopo.

Nel vaginismo si ha la contrazione involontaria della muscolatura vaginale quando si tenta la penetrazione con pene, dita, tamponi o speculum.

La causa non è fisica ma la conseguenza del timore della penetrazione.

{tab=Dispareunia}

Dispareunia

Il disturbo si presenta come un ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale in un maschio oppure in una femmina. Il dolore non dovrebbe essere giustificabile da condizioni mediche generali. Nelle donne inoltre si dovrà valutare che il disturbo non sia causato da vaginismo o da una carenza di lubrificazione.

Si parla di dispareunia solo una volta esclusa una condizione medica generale il clinico dovrà valutare la presenza dei seguenti criteri per una diagnosi sia nell'uomo che nella donna:

  • Ricorrente o persistente dolore genitale associato al rapporto sessuale in un maschio o in una femmina.
  • L'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • L'anomalia non è causata esclusivamente da vaginismo o da mancanza di lubrificazione, non è meglio attribuibile ad un altro disturbo di Asse I (tranne un'altra disfunzione sessuale), e non è dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.
{tab=Vaginismo}

Vaginismo

Il vaginismo è un disturbo che si manifesta attraverso uno spasmo involontario, persistente o ricorrente, della muscolatura del terzo esterno della vagina e che interferisce con il rapporto sessuale. Il vaginismo, così come vedremo per tutte le disfunzioni sessuali, può essere primario (o permanente) oppure secondario (o acquisito).

Mentre per tutte le altre disfunzioni sessuali l'intervento psicologico è più efficace nel caso in cui il disturbo sia acquisito, per il vaginismo è valido il contrario. L'intervento è più efficace e breve in caso di vaginismo primario, ovvero quando il disturbo si è presentano sin dall'inizio dell'attività sessuale. Questo perché spesso è legato a processi difensivi superficiale che possono essere risolti attraverso un percorso psicoeducativo.

Lo picologo dovrà considerare i seguenti criteri per una corretta diagnosi di vaginismo (non dovuto ad una condizione medica generale):

  • Ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina, che interferisce con il rapporto sessuale.
  • L'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • L'anomalia non è meglio attribuibile ad un altro disturbo di Asse I (per es., disturbo di somatizzazione) e non è dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.

Le disfunzioni sessuali possono essere distinte attribuendo due principali coppie di sottotipi (la prima coppia indica l'esordio, la seconda il contesto):

I° Sottotipo

  • tipo permanente (o primario). Se la disfunzione è presente fin dall'inizio dell'attività sessuale.
  • tipo acquisito (o secondario). Se la disfunzione si sviluppa dopo un periodo definito “normale” di attività sessuale.

II° Sottotipo

  • tipo generalizzato. Se la disfunzione non è limitata a specifiche stimolazioni, situazioni o partner.
  • tipo situazionale. Se la disfunzione si limitata a specifiche stimolazioni, situazioni o partner sessuale.
{tab=Trattamento}

Trattamento

L'intervento psicologico è attualmente uno degli interventi più efficaci per la maggior parte delle disfunzioni sessuali femminili e maschili indicate. La disfunzione sessuale viene vista come l'indicazione da parte dell'organismo di un problema di organizzazione del sistema in cui si evidenzia il problema. L'intervento psicologico è quindi teso alla riorganizzazione funzionale del sistema ovvero a ciò che definiamo “armonizzazione”.

E' un intervento in genere di tipo breve e che può prendere in considerazione sia soltanto il “portatore del sintomo” sia il sistema sessuale (cioè la coppia).

 

Una volta noto come “inibizione dell'orgasmo femminile” (frigidità) il disturbo è caratterizzato dal persistente o ricorrente ritardo, oppure assenza, dell'orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale normale per il soggetto ed il sistema in cui l'attività si svolge. Il concetto di normale è piuttosto variabile.

Le donne infatti mostrano un'alta variabilità sia nel tipo che nell'intensità della stimolazione psicofisiologica che poi indurrà l'orgasmo. Pertanto una diagnosi corretta deve necessariamente essere fondata sulla base della valutazione, da parte del terapeuta esperto, che la capacità di orgasmo della donna risulti inferiore rispetto a quanto ci si aspetterebbe per età, esperienza sessuale, adeguatezza della stimolazione ricevuta.

{tab=Frigidità}

Cosa è?

Il disturbo dell'orgasmo femminile si presenta con l'anorgasmia (detta anche frigidita') e' l'incapacita' o la difficolta' di raggiungere l'orgasmo dopo un'adeguata fase di eccitazione. L'orgasmo e' un insieme di sensazioni piacevoli caratterizzate da contrazioni dei muscoli vaginali che avviene dopo uno stato di eccitazione e a cui segue un rilassamento. Capita non di rado che la paziente non abbia idee riguardo nè a cosa sia un vero e proprio orgasmo nè tantomento al tipo di problematica legata all'incapacità di raggiungerlo. Riportiamo per questo i 4 tipi di anorgasmia:

  • Anorgasmia primaria: la persona non ha mai sperimentato un orgasmo
  • Anorgasmia secondaria: la persona ha provato l'orgasmo ma non riesce piu' a raggiungerlo
  • Anorgasmia assoluta: la persona non riesce a raggiungere ne' l'orgasmo coitale ne' quello clitorideo
  • Anorgasmia situazionale: la persona non riesce a raggiungere l'orgasmo solo in alcune occasioni
{tab=Diagnosi}

Per una diagnosi di tale disturbo, noto anche come inibizione dell'orgasmo femminile, il clinico dovrà tenere in considerazione i seguenti criteri diagnostici:

  • Persistente o ricorrente ritardo, o assenza (nota come anorgasmia), dell'orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale nella norma. Il clinico, al fine di una corretta diagnosi, dovrebbe valutare se la capacità di orgasmo nella donna sia minore di quanto ci si aspetterebbe per età, esperienza sessuale, ed adeguatezza della stimolazione sessuale ricevuta.
  • L'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • La disfunzione dell'orgasmo non è meglio attribuibile ad un altro disturbo di Asse I ad eccezione di un'altra disfunzione sessuale) e non dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.
Nell'uomo il disturbo dell'orgasmo si manifesta come un persistente (Eiaculazione Precoce)o ricorrente ritardo oppure assenza di orgasmo (Eiaculazione Ritardata) dopo una fase di eccitazione sessuale considerabile normale dal soggetto e dal sistema in cui l'attività si svolge.

Il clinico dovrà valutare l'adeguatezza per localizzazione, intensità e durata dell'attività sessuale tenendo in considerazione anche variabili quali l'età del soggetto.

Per una diagnosi di disturbo dell'orgasmo negli uomini, noto anche come inibizione dell'orgasmo maschile, il clinico dovrà tenere in considerazione i seguenti criteri diagnostici :

  • Persistente o ricorrente ritardo, o assenza, dell'orgasmo dopo una fase di eccitazione sessuale nella norma nell'ambito di un'attività sessuale che il clinico, tenendo conto dell'età del soggetto, giudica adeguata per localizzazione, intensità e durata.
  • L'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • La disfunzione dell'orgasmo non è meglio attribuibile ad un altro disturbo di Asse I ad eccezione di un'altra disfunzione sessuale) e non dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.
{tab=Eiaculazione Precoce}

Eiaculazione Precoce

Questa disfunzione può essere considerata quasi esclusivamente quando il soggetto abbia avuto rapporti sessuali. Solo a volte è possibile considerarla in relazione all'attività masturbatoria. A volte può capitare che persone (adolescenti o adulti) che non abbiano mai avuto esperienze sessuali con un partner sessuale, dichiarino di soffrire di eiaculazione precoce in quanto definiscono il tempo necessario sulla base di “voci popolari” (amicizie, mass-media, film pornografici, aspettative sociali, ecc.). In realtà per poter diagnosticare un disturbo come l'eiaculazione precoce il clinico dovrà tenere in considerazione che sia presente come fenomeno la persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante, o dopo poco la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri, ma ci sono molti fattori che possono influenzare la durata della fase di eccitazione come l'età, la novità del partner sessuale o della situazione, la frequenza recente di attività sessuale, il tipo di stimolazione erotica, ecc.

Cos'è?

È la ricorrente eiaculazione che avviene prima che la persona lo desideri a causa di una assenza di controllo volontario dell'eiaculazione e dell'orgasmo. Il soggetto non riesce a tollerare la tensione erotica e questo produce un'accelerazione nei tempi dell'orgasmo.

Inoltre il soggetto non ha la percezione delle sensazioni che anticipano l'orgasmo e, pertanto, non lo riesce a controllare. Al fine di una valutazione diagnostica positiva lo psicologo dovrà tenere in considerazione la presenza dei seguenti criteri:

  • Persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri. Il clinico deve tenere in considerazione i fattori che influenzano la durata della fase di eccitazione come l'età, la novità del partner sessuale o della situazione, la frequenza recente dell'attività sessuale.
  • L'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • L'eiaculazione precoce non è dovuta esclusivamente agli effetti diretti di una sostanza (per es. astinenza da oppiacei)

Le cause

Le cause si dividono in cause organiche generali, come ad esempio la malattia diabetica, le malattie neurologiche degenerative che interessano il midollo spinale lombo-sacrale, oppure gli interventi chirurgici effettuati nella zona lombo-sacrale e alcuni interventi di chirurgia addominale; e cause organiche locali, quali infiammazioni o traumi dell'uretra e della prostata. Anche l'utilizzo di alcuni farmaci antiadrenergici possono provocare eiaculazione precoce.
Le cause psicologiche sono rintracciabili nell'individuo o nella coppia.

Le cause individuali sono soprattutto relative a sentimenti ambivalenti e inconsci nei confronti delle donne (sentimenti spesso sadici e punitivi), oppure all'ansia o all'incapacità di comunicare con la partner, alla tendenza ad osservarsi durante il rapporto sessuale (spectatoring). Possono essere presenti, infine, un inconscio rifiuto del partner, ostilità e lotta di potere all'interno della coppia che pregiudica in maniera grave l'attività sessuale. In tali quadri sintomatici consigliamo una terapia di coppia.

{tab=Trattamento}

Trattamento

Il trattamento terapeutico è mirato alla correzione dell'eventuale patologia di base. Se è presente un'infiammazione uretrale o prostatica è indicata una terapia antiinfiammatoria o antibiotica. Si possono usare anche farmaci che agiscono sul sistema nervoso. Ma se il disturbo è di origine psicologica va affrontato attraverso le diverse tecniche psicoterapeutiche che permettono di far emergere i conflitti più profondi oppure diminuire l'ansia associata al rapporto sessuale. Si sono rivelate estremamente efficaci alcune tecniche psicoterapeutiche che focalizzano l'attenzione del paziente sulle sensazioni immediatamente precedenti l'orgasmo come ad esempio il metodo Semans(stimolazione ripetuta e prolungata del pene da parte della partner fino all’avvertimento della sensazione premonitoria dell’eiaculazione; la stimolazione viene allora interrotta fino alla scomparsa di suddetta sensazione e poi successivamente ripresa. La procedura è ripetuta fino a che il paziente abbia raggiunto il punto in cui può tollerare questa stimolazione indefinitivamente con la risoluzione quindi del disturbo). Sono molte le strategie e le tecniche per contenere e gestire il quadro psicopatologico.

{tab=Eiaculazione Ritardata}

Eiaculazione Ritardata

Cos'è?

È l'incapacità del soggetto di eiaculare durante il coito o durante altre attività sessuali. Il paziente mantiene comunque un desiderio sessuale adeguato e una buona erezione. L'eiaculazione può avvenire dopo una lunga e intensa stimolazione, nonostante la costante sensazione che l'eiaculazione stia per arrivare da un momento all'altro.

Le cause

Sono rappresentate prevalentemente da cause di tipo psicologico anche se alcuni interventi chirurgici a carico del midollo spinale, i farmaci ipertensivi, antidepressivi e le droghe in genere possono influenzare il riflesso dell'eiaculazione.Le cause psicologiche più profonde possono essere relative alla paura del concepimento e delle responsabilità in genere.
Spesso l'eiaculazione ritardata è il risultato di una lotta di potere all'interno della coppia per cui può rappresentare un atto di ribellione i un uomo sottomesso alla moglie oppure una ambivalenza nei confronti del matrimonio. Le cause più superficiali, invece, sono rappresentate dalla paura dell'uomo di non essere all'altezza e di non riuscire a soddisfare la partner (ansia da prestazione). Talvolta esiste una associazione fra n avvenimento traumatico (come nel caso di persone scoperte da una figura autoritaria mentre si masturbava o aveva un arapporto sessuale) e l'eiaculazione, tale che l'eventuale eiaculazione riattiverebbe il ricordo doloroso e, pertanto, viene evitata.

{tab=Trattamento}

Trattamento

Una volta che sono state escluse eventuali cause di origine organica si può cominciare la terapia mansionale di coppia, se i partner hanno una buona intesa e sono motivati a farlo. La psicoterapia individuale risulta efficace ma i tempi sono lunghi poichè non viene trattato il sintomo sessuale direttamente.

Comprensione e Terapia Psicologica dei Disturbi dell'Orgasmo

Nei disturbi dell'orgasmo è frequente che le donne si rivolgano ad uno psicologo esperto in grado di favorire il recupero del proprio piacere attraverso interventi che possono svolgersi sia in setting indiviudali o anche di coppia. L'intervento psicologico è in genere di breve durata ed orientato alla risoluzione del sintomo con elevata efficacia.
Per quanto riguarda i disturbi dell'orgasmo maschile vale la stessa cosa di quanto affermato circa il trattamento di quello femminile. Interventi brevi e mirati.
L'eiaculazione precoce è un fenomeno in aumento soprattutto tra gli uomini più giovani. Quello che generalmente si crea è una sorta di circolo vizioso attraverso il quale il sintomo di autoalimenta fino a tendere verso la cronicizzazione. In molti casi chi soffre di eiaculazione precoce tende a prestare molta attenzione ad ogni attività sessuale ed ogni volta teme che il problema possa ripresentarsi. La prestazione sessuale può divenire un test a cronometro. Anche in questo caso ciò che la persona perde, alla fine di tutto, è il piacere della relazione. Tutto è focalizzato sul problema e ciò genera un timore secondario che si può sintetizzare come un'ansia legata al rapporto. Anche la masturbazione può assumere un ruolo di strumento testale per valutare un eventuale miglioramento della condizione di disagio. L'intervento psicologico è generalmente di breve-media durata orientato alla risoluzione del sintomo ed al recupero del piacere sia della relazione che del rapporto sessuale.

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I disturbi dell'eccitazione (assenza o perdita della lubrificazione e tumescenza legata all'eccitazione sessuale nella donna e disturbi dell'erezione nel maschio ovvero mancanza o perdita precoce dell'erezione) sono piuttosto frequenti. Quello della sessualità è un bisogno fondamentale dell'essere umano e, soprattutto nel maschio, spesso una disfunzione di tipo sessuale come la perdita o l'assenza di erezione può essere vissuta come una perdita di autostima e potere. I due disturbi dell'eccitazione sono:

  • Disturbo dell'erezione (colpisce l'uomo)
  • Distrubo dell'eccitazione sessuale femminile (colpisce le donne)

Essendo la sessualità una delle sfere più intime ed importanti della vita di una persona, le problematiche ad essa associate spesso vengono tenute nascoste poiché causano imbarazzo.

Questo è il motivo principale per il quale la persona non chiede immediatamente un intervento psicologico. In assenza di lesioni o condizione mediche in grado di spiegare la disfunzione sessuale, rivolgersi allo psicologo ancora risulta difficile poiché interviene una paura ulteriore che si sintetizza nella domanda "come uno psicologo potrà aiutarmi?".

Lo psicologo, attraverso colloqui anamnestici e diagnostici, valuterà le effettive possibilità di risoluzione e miglioramento per poi pianificare un intervento terapeutico definendo gli obiettivi da raggiungere ed il tipo d'intervento o di psicoterapia necessario.

{tab=Disturbo dell' Erezione}

Disturbo Maschile dell'Erezione

L'uomo ha da sempre associato alla propria erezione un significato di potenza. Questo in fondo è il motivo per il quale popolarmente ci riferiamo ai disturbi dell'erezione come “impotenza”.

In realtà non c'è nessuna “impotenza” ovvero non si è perso nessun potere. L'idea di impotenza è così radicata che però molti pazienti con disturbo dell'erezione sentono che hanno perso anche parte dell'influenza che hanno sul proprio partner.
Il disturbo dell'erezione fenomenologicamente si evidenza come una persistente o ricorrente impossibilità di raggiungere, o di mantenere, un'erezione adeguata fino al completamento dell'attività sessuale. In assenza di una lesione il problema è in genere reversibile attraverso interventi mirati di tipo psicologico, ipnotico o psicologico-sessuologico e soprattutto senza l'uso di farmaci.

Per la diagnosi di disturbo dell'erezione vengono proposti ai clinici, 3 criteri diagnostici generali:

  • Persistente o ricorrente impossibilità di raggiungere, o di mantenere, un'erezione adeguata fino al completamento dell'attività sessuale.
  • Tale problematica causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • Il terapeuta dovrà valutare se la disfunzione sessuale non sia meglio attribuibile ad un altro disturbo sull'Asse I, ad eccezione di un'altra disfuzione sessuale.
{tab=Disturbo dell'Eccitazione}

Disturbo dell'Eccitazione Sessuale Femminile

La donna con disturbo dell'eccitazione mostra una persistente o comunque ricorrente incapacità di raggiungere, o di mantenere, fino al completamento dell'attività sessuale, una adeguata risposta psicofisiologica di eccitazione sessuale con lubrificazione-tumescenza legata all'eccitazione stessa.

Il clinico dovrà sempre tenere in considerazione tutti i fattori che possono alterare l'eccitazione sessuale. Ricordiamo che il disturbo deve recare disagio alla persona che ne soffre per essere considerato una disfunzione.Al fine di una diagnosi corretta il terapeuta dovrà tenere in considerazione la presenza di tre criteri fondamentali:

  • Persistente o ricorrente incapacità di raggiungere o di mantenere fino al completamento dell'attività sessuale, un'adeguata risposta di eccitazione sessuale con lubrificazione - tumescenza (reazione di lubrificazione-tumescenza legata all'eccitazione sessuale).
  • L'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali.
  • La disfunzione sessuale non è meglio attribuibile ad un altro disturbo di Asse I ad eccezione di un'altra disfunzione sessuale) e non dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.
{tab=Trattamento}

Trattamento

A causa di questo forte imbarazzo ed ansia l'uomo che soffre di una disfunzione erettile tenderà ad evitare sempre di più le occasioni di avere un rapporto sessuale. Si genera quella che chiamiamo ansia o preoccupazione secondaria. Tale preoccupazione sostituisce quella per il problema in sé fino a diventare il motivo per il quale il problema di eccitazione (soprattutto quello erettile nel maschio) può andare verso una cronocizzazione. L'intervento psicologico adottato dagli psicologi o dagli psicoterapeuti è, generalmente, breve ed orientato alla risoluzione del problema di cui si soffre e che crea disagio. L'intervento psicologico per disturbi e problemi di carattere sessuale non dovuti a condizioni mediche è attualmente il metodo più efficace per la remissione (parziale o totale) della sintomatologia in tempi brevi.

Il ruolo dello psicologo infatti è di aiutare la persona a cambiare ciò che impedisce di essere sereni e godersi la propria sessualità e difficilmente sarà un intervento per ristrutturare la personalità, che, nella maggior parte dei casi, non è ricercato dal paziente che invece soffre, giustamente, per un problema che, grazie alle attuali conoscenze, è nella maggior parte dei casi risolvibile con un intervento psicologico.

Il trattamento ipnotico è molto utilizzato per la risoluzione dei sintomi e attraverso il regredire del quadro sintomatologico spesso permettendo al panziente di passare dalla risoluzione dei sintomi alla decisione di affrontare le problematiche soggiacenti.

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