• Dr. Massimiliano Zisa

    Esperto nell'ipnosi e nella psicoterapia ericksoniana riceve a Scandicci e Firenze

    Vuoi saperne di più ?

  • Ipnosi Clinica

    L’ipnosi è una tecnica psicoterapeutica complessa, basata sulla comunicazione che ha lo scopo di interrompere il normale flusso dei pensieri.

    Vuoi saperne di più?

  • Disturbi Sessuali

    Sono molti i problemi sessuali legati all'aspetto psicologico, tra questi troviamo: impotenza, vaginismo, calo del desiderio, e moltissimi altri

    Vuoi saperne di più ?

  • Psicoterapia Breve

    La psicoterapia breve permette di trattare con efficacia e in tempi estremamente ridotti svariati problemi psicologici come: Ansie, fobie, attacchi di panico e molto altro

    Vuoi sapere di più?

  • Terapia del Dolore

    Gli interventi per la gestione del dolore avvengono attraverso terapie specifiche che hanno lo scopo di gestire al meglio la specifica sede del dolore, con interventi mirati.

    Vuoi saperne di più?

  • Disturbi dell'Infanzia

    L’infanzia e l’adolescenza sono due fasi dello sviluppo in cui un bambino ed un ragazzo si trova ad affrontare dei cambiamenti che avvengono sul piano fisico, cognitivo (del pensiero), affettivo e comportamentale. In alcuni casi tali difficoltà possono causare disagi marcati e compromettere il normale funzionamento del ragazzo e/o del bambino.

    Vuoi saperne di più ?

  • Disturbi della Pelle

    Molti disturbi psicologici si manifestano con sintomi che coinvolgono la cute come psoriasi, dermatite, alopecia. forti tensioni psicologiche producono effetti così evidenti al nostro corpo originando i vari tipi di disordini della pelle fino a vere e proprie manifestazioni e sintomi psicosomatici

    Vuoi saperne di più ?

  • Cerchi uno Psicologo/Psicoterapeuta ?

    Hai bisogno di aiuto e cerchi uno psicologo o uno psicoterapeuta referenziato ? Il portale Psicolife.com ti offre i suoi collaboratori.

    Vuoi saperne di più ?

Frequently Asked Questions - All FAQs

FAQs - All FAQs

Con il supporto ed il consiglio del medico curante, è importante evitare la eccessiva cronicizzazione del dolore, rivolgendosi il più presto possibile allo specialista più adatto (neurologo, neurochirurgo, oncologo, reumatologo, fisioterapista, ecc.). Ma non c’è dubbio che la struttura più indicata per affrontare e risolvere il problema sia un Centro del Dolore.

L’AISD (Associazione Italiana per lo Studio del Dolore) riporta, nel suo sito, un elenco aggiornato dei Centri del Dolore e la loro distribuzione nel territorio.

La psicoterapia aumenta l'effetto curativo degli interventi specifici. 

 

Se il dolore acuto è la fisiologica risposta ad un danno/lesione di un distretto del corpo (trauma, infiammazione, ecc.), che tende ad estinguersi una volta guarita o risolta la patologia responsabile, il dolore cronico, invece, è un dolore patologico che dura da almeno sei mesi e/o che tende a persistere anche dopo la eventuale risoluzione della patologia originare (ad es., le nevralgia posterpetica che residua ad un herpes zoster o fuoco di S. Antonio). 
Il dolore cronico non è soltanto un dolore che dura nel tempo, ma, a differenza del dolore acuto, tende a diventare una vera e propria malattia invalidante, che investe tutta la persona del paziente, le sue funzioni cognitive ed emotive, la sua vita di relazione. L’impatto del dolore cronico sulla qualità di vita del paziente può essere rilevante.

Il medico anestesista – algologo è lo specialista che si occupa della diagnosi e della terapia del dolore. 

Interviene dopo che il paziente è stato valutato dal medico di base e dallo specialista della patologia responsabile della sintomatologia. 

Quando l'intervento non modifica sostanzialmente la percezione del paziente o quando la rimozione dell'esperienza dolorosa non modifica la “paura” o i “timori” legati alla possibilità che il sintomo doloroso ricompaia o possa riaccrescere e la “disperazione” che questo rimarrà parte della realtà del paziente, possono sorgere sintomi psicologici (paure, ansia, depressione, ipersensibilità, immobilità, ecc...) o vere e proprie costellazioni psicopatologiche.

Lo psicoterapeuta e l'ipnotista si occupano di modificare le convinzioni limitanti e la paure associate all'idea che il dolore sia “immutabile” e “incancellabile” , fornendo metodi e tecniche per modificare o alzare  la soglia di percezione del dolore.

  • Pazienti con dolore acuto o cronico diagnosticato e stabilizzato, che risulta gestibile dalle comuni terapie. L’intervento dell’algologo è importante perché attraverso le tecniche terapeutiche di sua competenza può controllare il sintomo,accelerare la guarigione e la riabilitazione migliorando la qualità della vita. 
  • Pazienti con un problema doloroso da definire. L’intervento dell’algologo in questo caso può aiutare i colleghispecialisti a raggiungere la diagnosi chiarendo la sorgente anatomica del dolore.
  • Pazienti con dolore cronico complesso che richiede diagnosi e cure multidisciplinari. 

L’algologo è importante per lo studio del dolore perché può chiarire i singoli meccanismi di produzione e di mantenimento (fisiopatologia) del dolore e le vie anatomiche di conduzione e svolgendo un ruolo di coordinamento nell’intervento di altri specialisti per evitare una frammentazione e una dispersione del lavoro con un prolungamento nel tempo della sofferenza.

  • Pazienti che nonostante l'intervento dell'algologo non trovano sensibile miglioramento
  • Pazienti con un problema doloroso da definire che non trovano nella sorgente anatomica ma nella condizione dallo stress da questo prodotto o dalle condizioni psicologiche in cui il paziente vive l'origine o la possibile causa primaria o acutizzante del problema
  • Pazienti con dolore cronico cheresistenti intolleranti alla farmacoterapia desiderano gestire il proprio dolore in maniera autonoma ( attraverso tecniche autoipnoitiche, meditative o cognitive-distrattive, ecc...)

Purtroppo è un falso luogo comune che I Centri del Dolore si occupino solo di pazienti oncologici “terminali”.

Ovviamente, si occupano anche di questi (nell’ambito delle cosiddette “cure palliative”), ma non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza del dolore cronico (circa il 95%) è costituito dal dolore cronico non-oncologico.

Il trattamento copre chiunque soffra di patologie dolorose di natura ortopedicaneurologicavascolarenefrologicadiabetologica, tumoralepsicologica

  • Patologie della colonna vertebrale: 
  1. Cervicobrachialgie
  2. Dorsalgie 
  3. Lombosciatalgie 
  4. Fibromialgie
  • Patologie del Sistema Nervoso: 
  1. Lesioni traumatiche dei nervi periferici e del midollo spinale
  2. Infiammazione delle radici nervose 
  3. Dolore da amputazione (Sindrome da Arto Fantasma)
  4. Algoneurodistrofi 
  5. Herpes Zoster e Nevralgia Posterpetica 
  • Dolore nelle persone affette da vasculopatia, diabete, insufficienza renale cronica.
  • Localizzazioni tumorali dell’Apparato Muscolo-Scheletrico.

Le terapie farmacologichesistemiche attraverso l’utilizzo di farmaci somministrati per via orale, sottocutanea, endovenosa.

Le terapie farmacologiche loco-regionali attraverso l’utilizzo di infiltrazioni mirate e selettive per somministrare il farmaco il più vicino possibile alla sede del dolore. 

Le procedure chirurgiche con l’obbiettivo di modulare l’intensità del dolore attraverso una azione sui centri nervosi. A questa categoria appartengono le tecniche quali la neuromodulazione midollare elettrica e farmacologica. 

Le terapie psicologiche: il dolore malattia è continuamente autoalimentato da molteplici circoli viziosi ed ipoattività (immobilità) dovute al tentativo di evitare il dolore. E’ necessario tenere conto di come la persona soffre nelle sue componenti fisiche e psicologiche, e di come affronta o si sottrare alla possibilità di auto-intervenire sulla sintomatologia ed accoglierla per modificarla. La diagnosi e la terapia psicologica si propongono lo scopo di valutare i comportamenti e gli stati emotivi che mantengono il dolore ostacolando, rallentando o impedendo il processo della cura.

Benché non sappiamo bene come e perchè un dolore acuto si trasformi in un dolore cronico, vi sono diverse cause a seconda delle patologie dolorose. In generale, possiamo distinguere tra un dolore cronico dipendente da stimoli potenzialmente lesivi del corpo e dolorosi (come ad es., traumi, infiammazioni, tumori, patologie degenerative, ecc.), e responsivo ai FANS ed agli oppiacei, e il dolore neuropatico, da lesione del sistema nervoso centrale e/o periferico, scarsamente responsivo a FANS ed oppiacei, ma ad altri farmaci, come gli antiepilettici di nuova generazione, in cui spesso il dolore non dipende dalla presenza di stimoli dolorosi, quanto piuttosto da una squilibrio nelle vie nervose che conducono il dolore.

Non esiste dolore che non si accompagni ad una componente psicologica-emotiva (ad es., ansia, depressione). 

Il dolore fisico “puro” è un’astrazione almeno quanto il dolore psicologico “puro”.

Nella maggior parte dei casi, il dolore cronico è un misto di componenti di ordine fisico e di ordine psicologico-emotivo, il cui peso varia da persona a persona. Entrambe le componenti vanno valutate e trattate appropriatamente, perchè ansia e depressione tendono ad amplificare significativamente l’esperienza del dolore, e viceversa.

Il dolore è, in assoluto, la causa più comune di ricorso al medico. Si stima che circa il 26% della popolazione italiana soffra di dolori più o meno ricorrenti. Si tratta dunque di una vera e propria pandemia.

Quali sono le forme più comuni di dolore cronico ?

Le forme più comuni di dolore cronico sono :

a) le cefalee primarie (ad es. emicrania, cefalea tensiva, cefalea a grappolo)

b) il mal di schiena (low back pain), nelle sue numerose varianti, a livello lombosacrale, cervicale o dell’intera colonna 

c) il dolore neuropatico (ad es. il fuoco di S. Antonio o herpes zoster)

d) le algie orofacciali (ad es. la nevralgia del trigemino, anch’essa, per altro, dolore neuropatico, la sindrome disfunzionale dell’articolazione temporo-mandibolare, ecc.) 

e) i dolori muscoloscheletrici(dolori miofasciali, fibromialgia,ecc.)

f) il dolore da cancro (che rappresenta circa il 5% delle sindromi dolorose croniche)

 

In linea di massima, il dolore cronico può essere ragionevolmente curato, con sollievo dei pazienti, nella maggior parte dei casi, anche se raramente, come del resto qualsiasi altra patologia cronica, può essere completamente eradicato.

In che cosa consiste la Terapia del Dolore ?

Ogni dolore ha le sue cause e la sua terapia. La terapia del dolore è una disciplina relativamente giovane che si avvale delle più avanzate metodiche di trattamento (vedi di seguito)

  • farmaci (FANS, oppiacei, anticomiziali, antidepressivi, ecc.) 
  • infiltrazioni di anestetici locali in aree o punti dolorosi (trigger points)
  • blocchi nervosi transitori o neurolitici
  • tecniche di elettrostimolazione (periferica, spinale, cerebrale)
  • tecniche neurochirurgiche
  • tecniche psicologiche (ipnosi e psicoterapie cognitivo-comportamentali). 

Spesso è necessario un Approccio Multimodale al Dolore Cronico, per poter affrontare con successo le diverse componenti dello stesso

Anche se non esistono metodiche oggettive che misurino un sintomo eminentemente soggettivo come il dolore, vi sono numerose scale di stima e misura del dolore e della sofferenza (come ad es. l’analogo visivo, o VAS), di universale ed agevole esecuzione, che sono di insostituibile utilità nella pratica clinica per valutare appieno l’entità del problema e monitorare il risultato del trattamento antalgico praticato. 

Ugualmente indispensabile è il diario del dolore, in cui il paziente registra, giorno per giorno, l’intensità del proprio dolore ed i risultati del trattamento prescritto.

Nell’ipnosi tradizionale i tempi e le modalità di svolgimento di una seduta erano prestabilite e in un certo senso il processo terapeutico era “rigido”:

  1. una prima fase di colloquio in cui si forma un rapporto terapeutico e si conoscono le storie del sintomo e della vita del paziente,
  2. una seconda fase in cui c’è l’induzione di ipnosi, l’approfondimento della trance, e le suggestioni terapeutiche,
  3. una terza fase di riorientamento dalla trance con suggestioni di calma, rilassamento e vigore.

Nella cosiddetta “nuova ipnosi” i tempi e lle modalità dell’ipnosi vengono invece modificate di volta in volta per farle adattare alle caratteristiche del pazienteper cui, ad esempio, può non esserci una fase di induzione ipnotica perché la persona è già in trance, le suggestioni terapeutiche possono essere presentate fin dall’inizio della seduta, l’induzione e l’approfondimento della trance possono essere di per sé momenti terapeutici e non dei “tramite” per rendere più incisiva una suggestione, e nonnecessariamente il paziente deve essere steso sul lettino o comunque rilassato per entrare in trance.

La nuova ipnosi, o ipnosi ericksoniana (così chiamata perché frutto dell’esperienza e dell’insegnamento di Milton Erickson), è quindi un vero e proprio modello complesso di psicoterapia e non una semplice tecnica in cui i tempi possano essere scanditi.

Nella seduta di ipnosi-terapia inoltre scompare la direttività che solitamente ci si aspetta dall’ipnotista, e cioè i comandi tipo “dormi” o “quando uscirai di qui ti sentirai …”.

Gli “ordini” suggestivi lasciano lo spazio all’evocazione, e cioè ad un tipo di intervento spesso indiretto, ma anche molto più incisivo, profondo e duraturo: il cambiamento nasce dalle risorse del paziente e dalla loro utilizzazione 
terapeutica.

Si può davvero dimenticare qualcosa che ci assilla?

Durante la trance ipnotica profonda si può decodificare il nostro normale orientamento temporale e il nostro “accesso” alla memoria.ž C’è ad esempio la possibilità di dimenticare(amnesia) tutto quello che è accaduto o è stato detto in seduta, o al contrario di ricordare molto bene fatti generali o particolari specifici di esperienze vissute (ipermnesia). 

Alcune persone in trance ipnotica possono ricordare esperienze del loro passato riuscendo anche a “ricreare” stimoli ambientalitipo l’odore o le voci del contesto in cui si sono orientati, o a rievocare sensazioni e emozioni, e questa è un’esperienza molto intensa.

Alcune di queste persone vivono il “ritorno al proprio passato” in seconda persona e cioè come fossero spettatori di un film, mentre invece altre persone riescono addirittura a rivivere in prima persona quello che è loro avvenuto e cioè come se gli stesse accadendo nuovamente

Alcuni fatti o sensazioni o emozioni, anche quelli “dimenticati”, possono quindi riaffiorare alla memoria durante l’ipnosi; questo accade soprattutto se l’esperienza non ricordata consapevolmente è stata originariamente vissuta in un momento di forte stress (ad esempio in un momento di forte paura) e quindi apparentemente “non registrata nella memoria”

La memoria, va comunque tenuto presente, è tuttavia un magazzino un po’ particolare: le cose passate non rimangono identiche a se stesse ma cambiano col passare del tempo. E’ possibile quindi che un ricordo si modifichi, venga cambiato, ricostruito, abbellito, raccontato diversamente a seconda del momento in cui viene rievocato. E’ per questo che fenomeni ipnotici come quelli della regressione d’età  o dell’ipermnesia sono molto utili in psicoterapia ma non costituiscono alcuna prova in sede di tribunale

Durante la trance ipnotica si può verificare il fenomeno dell’amnesia. In alcuni casi, come ad esempio nel trattamento del dolore cronico, può rivelarsi un’arma vincente. L’amnesia, in senso –diciamo così- più metaforico, può anche essere un ottimo modo per superare i conflitti interpersonali. 

Difficilmente però è un buon modo per superare  una perdita o un lutto: se la richiesta del paziente è quella di dimenticare una persona o un periodo della propria vita o un sentimento (ecc) allora non solo l’amnesia non è di aiuto, ma spesso non è ne’ possibile e neppure auspicabile.

Si dimagrisce seguendo un regime dietetico prescritto e monitorato da un medico, e una quotidiana attività fisica.

L’ipnosi clinica può essere tuttavia molto efficace nell’aiutarele persone  a seguire la dieta prescritta perché permette di intervenire sui meccanismi psichici che rendono possibile un buon autocontrollo e quindi sulla capacità di interrompere l’impulso ad abbuffarsi, a lasciarsi andare agli “strappi alla regola”, al mangiare “per nervosismo”, e alla fame per noia.

L’ipnoterapia può inoltre avere ottimi risultati anche in senso preventivo, e cioè sul mantenimento dei risultati raggiunti: è possibile eliminare o ridurre al minimo i rischi di ricominciare vecchie abitudini alimentari intervenendo sui “motivi” che predispongono alla ricaduta, interrompendo gli schemi comportamentali che la caratterizzano, ma anche favorendo la nascita di nuovi comportamenti più adatti.

La percentuale di efficacia di un intervento ipnositerapico è molto buona.

Va inoltre considerata la brevità della terapia (15-20 sedute) nel caso di un trattamento focale sul problema anche se ovviamente vanno tenute presenti le differenze individuali rispetto alla “gravità” del problema, alle risorse personali, e agli obiettivi che si vuole raggiungere con una psicoterapia.

L’ipnosi clinica aiuta le persone che vogliono  smettere di fumare ma che “non ce la fanno da sole” agendo su due livelli.
Innanzi tutto l’ipnoterapia aiuta la persona a rinforzare la motivazione a interrompere il comportamento  d’abitudine.

Smettere di fumare mediante l’ipnosi, contrariamente a quanto si crede, non è però il risultato dell’esecuzione passiva di comandi ipnotici, bensì è il frutto di un intervento psicoterapico volto al cambiamento dei meccanismi psichici che hanno caratterizzato il comportamento di dipendenza dalle sigarette, in primo luogo la logica dell’auto-inganno tipica del fumatore.

Inoltre la trance ipnotica viene utilizzata in seduta e come esercizio quotidiano da fare a casa (auto-ipnosi) per intervenire sui possibili motivi di ricaduta: serve cioè ad affrontare nel modo più efficace l’impulso, vissuto nei primi giorni come “irresistibile”, ad accendersi una sigaretta.

Va comunque tenuto presente che non esiste un modo solo di smettere di fumare, una “ricetta” valida per tutti, perché ogni persona ha una sua storia, ha varie risorse personali che la caratterizzano, e un proprio modo di dare valore alle esperienze.

L’intervento dura solitamente non più di 3-5 sedute, anche se molte persone chiedono di prolungare il numero degli incontri per affrontare temi che sentono essere connessi allo smettere di fumare (perlopiù: ingrassare o paura di ingrassare, nervosismo, tensione e aggressività).

Tutti i problemi psicologici caratterizzati da una sostanziale modificazione psicogena dello stato di coscienza sono tra le psicopatologie in cui l’ipnosi è considerata trattamento d’elezione. Tipici sono i sintomi dissociativi degli attacchi di panico(depersonalizzazione e derealizzazione), dei disturbi post traumatici da stress, dei comportamenti ritualizzati o “automatici” dei disturbi ossessivo-compulsivo e della bulimia. Tra i più gravi disturbi dissociativi per i quali l’ipnosi è trattamento d’elezione ci sono il “disturbo di personalità multipla” e le amnesie e le fughe psicogene

L’ipnoterapia si è rivelata altrettanto efficace per i disturbi d’ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie) perché viene contemporaneamente fatto un lavoro di rilassamento (sistema nervoso parasimpatico), di esplorazione in un contesto di “attaccamento sicuro”, di esperienza di perdita di controllo, di rielaborazione dei significati dell’atteggiamento ansioso.

L’ipnoterapia ha un’ottima efficacia anche per i disturbi dell’umore, soprattutto se del registro depressivo. Molta parte della  realtà depressiva (la fatica, la colpa, il destino, ecc) viene costruita dal paziente mediante alcuni fenomeni ipnotici (orientamento al passato, mancanza di tempo, anestesie, ecc) che possono essere cambiati attraverso esperienze in cui la realtà viene vissuta senza il modo cosciente e usuale di narrarla.

L’ipnoterapia è un trattamento  efficace per i disturbi del comportamento alimentare. Alcuni cambiamenti evidenti (risoluzione del sintomo) devono tuttavia essere costantemente elaborati anche ad un livello consapevole in modo che le varie sfaccettature della personalità (ambivalenza, illusioni e delusioni, colpa, problemi familiari, problemi sessuali, …) possano più facilmente integrarsi.

Per tutti i problemi sessualipsicosomaticil’ipnoterapia si è rivelata o trattamento d’elezione, o estremamente efficace, oppure molto utile in aggiunta ad altri tipi di trattamento: il grado di involontarietà e la ricaduta sul corpo parlano lo stesso linguaggio dell’ipnosi che è l’unico modello di psicologia clinica a considerare aspetti della vita psichica qualil’anestesia (si pensi all’anorgasmia, ad esempio) o l’ideodinamismo (si pensi all’efficacia dell’ipnosi nel trattamento delle verruche)

In generale va ricordato che l’ipnoterapia si colloca tra le cosiddette  terapie brevi pur considerando al suo interno la possibilità di un approfondimento di un lavoro psicoterapico.

L’ipnosi ha un numero estremamente ampio di leggendemetropolitane molto alimentate dal cinema, spesso di tipo negativo, che può spaventare o comunque allontanare molte persone. 

Il tema più comune è quello dellatotale perdita di controllo: si ha paura che durante l’ipnosi il soggetto non abbia più alcun controllo volontario su di sé e che, quindi, sia totalmente nelle mani dell’ipnotista. L’ipnotista può far compiere anche atti non voluti, immorali o criminosi.

L’altro tema comune è quello secondo cui l’ipnosi permette esperienze paranormali(ricordare vite passate, entrare in contatto con i morti, sviluppare capacità telepatiche, ecc). Questa credenza trova il suo fondamento nel fatto che durante l’ipnosi avviene nel soggetto ipnotico una sorta di “allentamento” della capacità di analisi della realtà e di controllo consapevole sul proprio comportamento. 

Questo vuol dire che la persona che è in trance risponde alla realtà ipnotica in cui è assorto più di quanto faccia con la realtà “reale”. Questo “allentamento”, che è un fenomeno naturale e non è mai totale, ha alimentato tutte le credenze sbagliate rispetto all’ipnosi, come quella per cui il soggetto ipnotico possa essere vittima inconsapevole della volontà (maligna) dell’ipnotista.

Le credenze popolari costringono ancora oggi l’ipnoterapeuta a tranquillizzare il proprio paziente rispetto a questi temi addirittura prima dell’induzione; molte delle idee sbagliate sull’ipnosi (perdita totale del controllo, dire cose che si sarebbe preferito tacere, ecc), comunque,  possano essere modificatesemplicemente con una prima esperienza di trance.

Anche l’’ipnoterapia ricade sotto un numero illimitato di credenze: si tratterebbe di una forma di terapia estremamente efficace, al limite del miracoloso, o al contrario una prassi terapeutica ascientifica inutile o dannosa.

Alcuni pazienti, infatti, credono che sia possibile dare tutto il controllo della propria persona (emozioni, pensieri, comportamenti, atteggiamenti, ecc) ad un terapeuta, e che questo li aiuterà in tempi brevi a guarire senza fare alcuno sforzo attivo

Spesso a questa illusione di guarigione miracolosa si contrappone una delusione (che il paziente condivide con molti colleghi psicoterapeuti): il sintomo non scompare, e se lo fa è necessario aspettarsi una “ricaduta” (il sintomo ricompare dopo poco) o uno “spostamento” (compare un nuovo sintomo). Questa credenza fa si chel’ipnoterapia attragga e allo stesso tempo respinga le persone: spinge alcuni pazienti a richiedere l’ipnoterapia con richieste assurde (tipo: voglio dimenticare l’uomo con cui sono stata sposata per 10 anni e che mi ha lasciata per un altra), oppure lo allontana per la paura di poter essere manipolato da un ipnoterapeuta pooco preparato o poco corretto; spinge alcuni colleghi a voler apprendere l’ipnosi (come strumento potente di trattamento psicologico) mentre ne tiene lontani altri (l’ipnosi come trattamento non efficace e comunque “sintomatico”).

In realtà l’ipnoterapia è un modello di psicologia clinica serio, costantemente studiato e “messo alla prova” dalla comunità scientifica, che si concentra più sul cambiamento che sui motivi storici per cui una persona ha un sintomo. Questo interesse ha reso l’ipnosi centrale in ogni modello di psicoterapia e la modificazione dello stato di coscienza, attivamente cercato in ipnoterapia, è insieme alla bontà della relazione terapeutica, all’aspettativa positiva, e ad un atteggiamento attivo del paziente nei confronti della terapia un fattore centrale nel processo terapeutico di qualunque modello di psicologia clinica.

Si. Tutti possono essere ipnotizzati perché tutti vivono quotidianamente quelle esperienze normali di modificazione dello stato di coscienza che costituiscono le risorse personali per andare in trance.  Vivere una “quotidiana esperienza di trance”, tuttavia, è diverso dal sottoporsi ad una induzione ipnotica, in un contesto di ipnosi, con un ipnotista.

In questo caso è vero che alcune persone hanno una buona propensione ad entrare in trance “deliberatamente”, alcuni non ci riescono proprio, mentre altrivengono addirittura definiti “suggestionabili” per la facilità con cui entrano in trance e per la profondità in cui vi entrano.

In alcuni casi la variabilità nelle capacità ipnotiche delle persone dipende dalla relazioneche si instaura tra il soggetto e ipnotista, in altri casi dipende dalletecniche ipnotiche adottate, in altri ancora dalle caratteristichepersonologiche del soggetto: non è facile riuscire a vivere una esperienza forte come può essere quella di andare in trance se non si ha una certa propensione (suggestibilità) oppure se non si è instaurato un buon contatto umano con l’ipnotista o si nutrono dubbi circa l'efficacia del metodo o le capacità del terapeuta.

Va ricordato inoltre che l’incapacità di entrare in una trance ipnotica "profonda" non inficia in alcun modo una terapia ipnotica. In questi casi l’ipnotista semplicemente non lavora inducendo in modo formale una trance ipnotica, ma utilizza le caratteristiche ipnotiche della persona, le sue “trance spontanee” oltre che un linguaggio “ipnotico” per facilitare il processo di cambiamento e la soluzione del problema lamentato.

Si, tutti possono imparare ad ipnotizzare. Il problema nasce però quando ci si chiede lo scopo per il quale si vuole imparare l’ipnotismo.

L’ipnosi è infatti una prestazione medica specialistica e una forma di psicoterapiariconosciuta dalla comunità scientifica internazionale; è essenzialmente una procedura utilizzata da un sanitario o da un ricercatore all’interno di un contesto di cura o di ricerca scientifica.

Al medico, allo psicologo, all’odontoiatra è quindi vietatofavorire in qualsiasi modo chi esercita abusivamente un’attività sanitaria, ivi compresa l’ipnosi e l’ipnositerapia.

Il medico o l’odontoiatra apprendono l’ipnosi mediante corsi professionali post universitari della durata variabile di uno o due anni; il medico o lo psicologo che invece vorranno utilizzare l’ipnosi come modello di psicoterapia devono invece frequentare una scuola di specializzazione quadriennale riconosciuta dallo Stato Italiano.

Fuori da questo ambito legittimo, etico e legale, di ricerca o sanitario, l’ipnosi attrae quelle persone che non esercitano una professione sanitaria ma che sono state sedotte dalle possibilità di potere interpersonale che le false credenze sull’ipnosi garantisce.

L’obiettivo per cui si desidera apprendere l’ipnosi, in questo senso, è perlopiù legato a problemi personali di difficoltà di relazione interpersonale oppure a finalità di spettacolo.

Nella psicoterapia di coppia, le sedute durano mediamente un'ora e mezzo o 2 perché ci sia tempo di far esprimere entrambi i membri della coppia. Il terapeuta si pone l'obbiettivo di migliorare la condizione di ognuno dei due pazienti, mantenendo una posizione di neutralità. Quando la coppia ha figli, il rapporto viene analizzato anche in relazione all'educazione e al rapporto con i figli.

No.

La psicoterapia di coppia si propone di aiutare le persone coinvolte in un rapporto in crisi ad analizzare e rivalutare la loro reciproca posizione.

L'esito non può essere conosciuto prima della terapia perché la psicoterapia tende a portare a conoscenza dell'individuo le motivazioni profonde. Alcune coppie riescono a superare crisi gravi ricostituendo una vita di coppia salda; altre coppie decidono di separarsi pur avendo avuto come sintomo un problema apparentemente di piccola entità. La psicoterapia di coppia in molti casi aiuta ad affrontare una separazione che altrimenti può far agire le persone in modo molto aggressivo e inadeguato.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è lo sviluppo e l'integrazione delle terapie comportamentali e di quelle cognitiviste, e si pone in una posizione di sintesi degli approcci neocomportamentisti, della REBT (Rational-Emotive Behavior Therapy) di Albert Ellis e della terapia cognitiva classica di Aaron Beck, di cui cerca di integrare i principali aspetti funzionali.

L'obiettivo del terapeuta cognitivo-comportamentale è di ridurre il comportamento di evitamento ed aiutare il paziente a sviluppare abilità di coping (il fronteggiare le situazioni). Questo può comportare:

Sfidare credenze false o auto-lesionistiche 
Sviluppare l'abilità di parlare a se stessi in modo positivo (self-talk positivo) 
Sviluppare la sostituzione di pensieri negativi 
Desensibilizzazione sistematica (usata principalmente per l'agorafobia e le fobie specifiche) 
Fornire conoscenze specifiche al paziente, che lo aiuteranno a fronteggiare le situazioni (per esempio se qualcuno soffre di attacchi di panico, gioverà l'informazione che le palpitazioni in se stesse, anche se rapide e prolungate, sono del tutto innocue). 
Al contrario delle prescrizioni mediche, l'efficacia della terapia cognitivo-comportamentale dipende da vari fattori soggettivi come la competenza del terapeuta e la convinzione del soggetto. Oltre alla terapia convenzionale "in studio", vi sono dei compiti cognitivo-comportamentali che i pazienti possono svolgere a casa come parte integrante della loro cura (i cosiddetti "Homeworks").

La psicoterapia della Gestalt è la psicoterapia parzialmente basata sulla psicologia della forma o psicologia della Gestalt, per sottolineare la configurazione di diversi elementi nel costituire un tutto armonico, che ha significato. La Gestalt, dunque, può essere considerata l'attitudine dello psichismo a legare tra loro dinamicamente gli elementi, costituendo un tutto significativo. 

La psicoterapia della Gestalt si considera a pieno titolo una forma di psicoterapia umanistico-esistenziale, in cui l'attenzione è posta sulla dinamica inarrestabile di creazione di configurazioni figura-sfondo, che rappresentano continui cicli di contatto tra l'organismo e l'ambiente che lo circonda.Lo scopo della Gestalt e' di far scoprire alla persona la "sua propria forma", il suo modello e la sua interezza.
L'analisi puo' costituire una parte del processo ma lo scopo della terapia della Gestalt e' l'integrazione di tutte le parti della persona.
In questo modo l'individuo puo' far emergere liberamente tutte le proprie potenzialita' rimaste, fino a quel momento, sopite o represse.

Questo sito utilizza i soli cookies necessari alla navigazione e cookies di terze parti (Google Analytics) al solo scopo di tracciare in modo ANONIMO la navigazione dell'utente a fini statistici. Per la navigazione sul FORUM di Psicolife fare riferimento alle regole di utilizzo della piattaforma Forumup.it

Continuando la navigazione accettate l'utilizzo di questi cookies in modo implicito.