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Di: Dr Massimiliano Zisa

Le emozioni sono reazioni soggettive mosse da una logica di adattamento o di regolazione nei confronti del mondo interno o esterno nei confronti degli altri attori sociali o dell’ambiente.

Le emozioni segnalano all’individuo la rilevanza dello stimolo, la necessità di mobilitare energie, l’importanza della risposta: risposta che muta non solo in base alle caratteristiche dello stimolo ma anche alle capacità dell’individuo di fronteggiarlo o gestirlo.

Le emozioni condizionano pensieri e azioni, modulano l’intensità, alta o bassa, guidano comportamenti d’esplorazione o di esitamento. Sono impulsi ad agire (dal latino moveo), ingredienti di piani di azione soggettivi per affrontare le diverse situazioni della vita. Sono preziose alleate, ci precedono, ci accompagnano, ci seguono nelle diverse attività quotidiane, ci servono a comprendere meglio il senso del vivere. Le emozioni svolgono importanti funzioni.


Vediamo le principali:

Le emozioni consentono di ripensare e rivalutare, nel presente, esperienze del passato: possono pertanto essere utilizzate come fonte di apprendimento per progettare comportamenti diversi nel futuro.

Per esempio

 il senso di colpa è una sanzione morale auto-inflitta che segnala che si è commessa una azione che ha provocato dolore o danno per altre persone, che si è trasgredito ad un imperativo morale e sprona a non ripetere azioni simili.

Quando la colpa non è elaborata o è esagerata ed è troppo duratura può trasformarsi in rimorso. Il rimpianto è un rammarico per desideri rimasti inappagati, per esperienze non vissute, per scelte considerate sbagliate. La nostalgia è un dolore (dal greco nostros ritorno e algos dolore) per qualcosa che appartiene a tempi e luoghi del passato. La delusione è un amarezza per un’informazione ricevuta, nel presente, che una speranza, un’aspettativa, o un’illusione non si sono realizzate. Delusione e illusione condividono la radice etimologica “ludere” giocare. E sono entrambe un gioco della mente.

Le emozioni suggeriscono come affrontare, in tempo reale, ciò che accade all’interno e al di fuori della diretta responsabilità del soggetto.

Per esempio

Quando accade qualcosa di inaspettato, imprevisto e improvviso possiamo reagire con sorpresa, se l’evento è di segno positivo, con stupore o meraviglia se l’intensità è forte.

Reagiamo invece con spavento se ci troviamo di fronte a qualcosa percepito come pericoloso. La noia segnala una discrepanza tra l’attività che si sta svolgendo e il tempo dedicatole e spinge a intraprendere qualcosa di più stimolante. L’imbarazzo segnala un’infrazione a convenzioni sociali e il timore di incrinare l’autostima situazionale. La vergogna è una sanzione morale auto-inflitta, di maggiore intensità rispetto all’imbarazzo, che fa avvertire un seno di mancanza di stima a seguito di un inosservanza o di una trasgressione di norme sociali che si pensa possano comprendere in modo duraturo l’immagine sociale e l’autostima.

Le emozioni segnalano l’esistenza di pericoli fisici o psichici da cui bisogna difendersi o con l’attacco o con la fuga.

Per esempio

La paura fa capire che siamo di fronte ad un pericolo reale e dobbiamo organizzare una risposta appropriata alla situazione, secondo le capacità di fronteggiare quel pericolo: di fronte ad un leone la reazione cambia se siamo dei provetti domatori o dei semplici safaristi per caso.

La rabbia segnalata che qualcuno ha fatto o detto qualcosa che va contro la nostra dignità, di diritti, il rispetto della persona: sta a noi fare qualcosa per segnalare a chi ci ha offeso  che non siamo disposti ad accettare ulteriori soprusi.

Il disgusto indica che siamo in presenza di qualcosa che è nocivo, che offende il gusto. Quando disgusto è forte si trasforma in disprezzo ed evidenzia l’ostilità nei confronti di qualcosa o qualcuno che manifesta valori opposti ai nostri. Il dubbio è un emozione mentale, epistemica ( ) al servizio dei processi cognitivi che dischiude la coscienza, svela l’ambivalenza delle cose e segnala l’incertezza circa una presa di posizione cognitiva o comportamentale.

Le emozioni orientano e guidano pensieri e comportamenti, spronando a preparare eventi piacevoli e a evi tare quelli spiacevoli.

Per esempio:

La curiosità stimola un atteggiamento di esplorazione e di apertura verso il nuovo, determina la motivazione alla conoscenza. L’ansia è un emozione anticipatoria che mette in uno stato di all’erta per affrontare una situazione difficile o con qualche rischio. L’ansia ben gestita mobilità risorse cognitive e comportamenti per affrontare l’evento temuto. L’ansia usa in modo sbagliato l’immaginazione blocca le potenzialità, ostacola la possibilità di riuscire. Il desiderio spinge a cercare di realizzare o possedere ciò che si sente come soddisfacente. La speranza è attesa per un avvenire positivo, una fiducia di un futuro che potrà regalare eventi piacevoli, anche se razionalmente si sa che solo una previsione e non una certezza.

L’illusione invece ipotizza solo lo scenario positivo, talvolta idilliaco, senza prendere in considerazione l’eventualità di un segno opposto. Il coraggio è un atteggiamento con cui ci si prepara ad affrontare un pericolo tenendo conto della realistica possibilità di superarlo, è una forza d’animo che spinge a intraprendere imprese difficili.

Le emozioni contribuiscono a creare, mantenere o sciogliere legami affettivi.

Per esempio:

La fiducia rassicura che il mondo circostante è benevolo e ben disposto, che possiamo eliminare l’inquietudine o il timore di perdere le persone care. La gelosia alimenta il timore, fondato o no,di perdere la persona amata. Quando è supportata da una adeguata autostima spinge ad adottare comportamenti di cura e di protezione del rapporto, senza ansie non necessarie: quando invece è alimentata da una bassa autostima e dal timore di perdere il potere di controllare la persona amata può gravemente nuocere al rapporto. L’ammirazione parte dal riconoscimento che la persona possiede qualità che il soggetto ritiene di non avere e può portare a processi di emulazione e di imitazione che mancano nell’invidia, che svela invece l’ostilità per chi possiede qualcosa di desiderato e non posseduto.

Le emozioni portano ad adattarsi agli eventi.

Per esempio , il dispiacere è un dolore di fronte ad una perdita, rincrescimento per azioni fatte o subite. Di maggiore intensità rispetto al dispiacere è la tristezza, reazioni ad avvenimenti luttuosi o a gravi perdite che si accompagna con al difficoltà a reagire a sollecitazioni esterne. La rassegnazione indica la disposizione d’animo di accettare che quanto è accaduto è irreversibile e immodificabile. L’accettazione è un riconoscimento neutrale del fatto che quanto oramai accaduto, sebbene doloroso, è un fatto certo, appartiene al passato e il soggetto non può fare più nulla se non operare l’adeguato esame di realtà che accoglie con animo rassegnato quanto oramai accaduto.

Le emozioni aiutano a conoscere se stessi e a comunicarci agli altri.

Questa può considerarsi una meta-funzione rispetto alle altre. La reazione emotiva non dà informazioni sullo stimolo in sé ma sulla sua rilevanza per la persona che percepisce lo stimolo. E’ lei che ne valuta l’importanza, la significatività e quindi decide quali risposte adottare. Risposte che vanno dall’ignorare lo stimolo con indifferenza, considerandolo d’importanza fondamentale, rivelando in questo caso la presenza di un valore.

Conoscere se stessi significa riconoscere le peculiari suscettibilità, irritabilità o ritrosia oppure l’impermeabilità, calma e socievolezza, il farsi prendere dalle emozioni o il prenderne in mano le redini e guidarle nella direzione più ragionevole

Biografia:

C. Casula “Giardinieri, principesse, porcospini” –2002– Franco Angeli

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