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Di: Dr Massimiliano Zisa

L’uso della regressione d’età viene usata per aiutare il cliente ad andare indietro, con modalità esperenziali , in un momento precedente della sua vita. Questo può avvenire con variazioni graduali dell’intensità per il cliente, molto spesso dipendenti dal “talento” che questi dimostra per il fenomeno della regressione, dalla qualità dell’induzione e del lavoro in trance, e dal grado e dalla fermezza di ogni controforza, o resistenza (inconscia o conscia). Mentre l’ipermnesia si riferisce ad un intensificazione del ricordare, la regressione d’età si riferisce al ri-sperimentare. Erickson (1980) definì con semplicità la regressione d’età come una tendenza di una parte della personalità a regredire ad una qualche forma o metodo di espressione appartenuta ad una fase precedente di sviluppo. La vera regressione d’età fu descritta non come una esperienza della sola memoria, ma piuttosto un totale ri-orientamento nelle attitudini, affetti, e/o comportamenti. Se o meno gli individui in regressione d’età ritornano a primari metodi di funzionamento cognitivo o affettivo è oggetto di un considerevole numero di studi. Weitzenhoffer (1989), tuttavia, descrive regressioni d’età in cui i soggetti mentalmente ritornavano ai pattern di comportamento, emozionali, e pensieri con una “parziale ablazione di influenze passate”. Queste regressioni, caratterizzate da percezioni e giudizi infantili appropriati all’età, sono comunque attribuibili alla “rivivificazione”. Sono differenziati dalle altre regressioni d’età che sono molto più simili all’ipermnesia, dove il soggetto risponde all’esperienza con attitudini e giudizi dell’età cronologica e dell’ sé stesso attuale . Per Weitzenhoffer, quest’ultima reazione è vista come una concettualizzazione adulta dell’infanzia; egli le definisce come “pseudo regressioni d’età”. Alcuni soggetti manifestano ciò che Weitzenhoffer riferisce come un fenomeno della dualità. In queste situazioni, il passato è vividamente esperito dalla dualità, simultaneamente percepito sia dal bambino che dall’adulto. Weitzenhoffer critica queste esperienze definendole come “regressioni incomplete”. Le regressioni incomplete di Weitzenhoffer sono attualmente le uniche ad essere credute come le più adattive, per quanto concerne la psicoterapia. Dopo tutto raramente la sola ri-esperienza di eventi del passato in trance è terapeutico; ma può invece essere ri-traumatizzante, o ancor più probabilmente penoso e doloroso, quando queste rivivificazioni affondano in eventi di un passato luttuoso, violento o frustrante. Invece è la preservazione dell’io osservatore durante la regressione che permette di attribuire nuovi significati o cogliere nuove prospettive degli eventi, abilità, o attitudini dai precedenti momenti della vita del cliente.
Poiché gli individui traggono dalle esperienze di regressione d’età un più ampia saggezza o maturità psicologica, possono usarla con enorme vantaggio. I clienti possono guadagnare nuova consapevolezza, rivedere differenti sfaccettature di alcuni ricordi, riscoprire in esperienze passate abilità lasciate sopite, o scoprire memorie represse in un contesto emozionale molto più sicuro (Yapko, 1986, 1990).
Ciò nonostante vi possono essere situazioni dove, sia per un incidente o per intenzione, il cliente regredisce cosi completamente che il terapista non può trovare alcun rimanente parte di adulto o Io Osservatore, in questi casi i clienti potranno ri-esperire eventi come se questi stessero accadendo nuovamente e perdere la consapevolezza del presente. Alle volte questo può essere accettabile, specialmente se il cliente è immerso in una esperienza emozionale positiva del passato, o se il cliente riorganizza adeguatamente dopo una regressione penosa ed è capace di recuperare una qualche distanza terapeutica dall’esperienza. Il più delle volte una regressione nella quale la persona perda consapevolezza è tutt’altro che positiva, e la persona può sentirsi sommersa, disorientata, spaventata e ri-traumatizzata. Questi soggetti non possono trarre vantaggio dall’esperienza condotta, possono non essere capaci a recuperare tranquillità alla fine della sessione terapeutica, o si possono avere una conseguenza negativa che può durare per alcuni giorni dopo. Porre fine ad una regressione d’età vissuta come opprimente con velocità è estremamente poco piacevole e spesso critica. A tal fine , Weitzenhoffer (1989) raccomandava di istaurare , prima del lavoro in trance con il cliente, un segnale non verbale che servisse da ri-orientiamento per la persona alla età corrente e al tempo cronologico in caso il rapport fosse stato perduto durante la trance o se il cliente percepisce di aver perduto il controllo sulla situazione.

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