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Disturbo di Conversione Stampa E-mail
Scritto da Latham   
martedì 31 ottobre 2006

Che cos’è?

Si tratta di una patologia che causa la comparsa di sintomi fisici causati da un conflitto psichico, convertiti inconsciamente in sintomi simili a quelli di un disturbo neurologico

Il disturbo di conversione tende a insorgere nell’adolescenza o nella prima età adulta ma può manifestarsi a qualsiasi età

Sembra abbastanza più comune nel sesso femminile.

Sintomi isolati di conversione che non soddisfano pienamente i criteri per il disturbo di conversione o per un disturbo di somatizzazione sono di riscontro comune nella pratica psicologica clinica . 

Per definizione, i sintomi si manifestano in maniera inconscia e sono limitati a quelli che suggeriscono un disturbo neurologico (di solito, compromissione della coordinazione o dell’equilibrio, debolezza, oppure paralisi di un braccio o di una gamba, o ancora perdita della sensibilità in un parte del corpo). 

Gli altri sintomi comprendono le pseudoconvulsioni; la perdita di uno dei sensi specifici, come la vista (cecità, visione doppia) o l’udito (sordità); l’afonia; le difficoltà nella deglutizione; la sensazione di groppo in gola; e infine la ritenzione urinaria.

Sintomi

Generalmente, l’esordio dei sintomi è collegato a eventi stressanti di tipo sociale o psicologico.

Il sintomo deve essere clinicamente significativo; cioè, deve creare abbastanza sofferenza da disturbare il funzionamento del paziente nell’area sociale, in quella lavorativa o in un’altra area importante. Un paziente può avere un episodio singolo o episodi sporadici; di solito, gli episodi sono brevi. Quando vengono ricoverati, i pazienti con sintomi di conversione in genere migliorano entro 2 sett.; tuttavia, dal 20 al 25% recidiva entro un anno e in alcuni i sintomi si cronicizzano. 

Il disturbo di conversione è come caratterizzato da "uno o più sintomi o deficit riguardanti funzioni motorie volontarie o sensitive, che suggeriscono una condizione neurologica o medica generale", per questo motivo si deve poter valutare: 

Qualche fattore psicologico sia associato con il sintomo o con il deficit in quanto l'esordio e l'esacerbazione del sintomo o del deficit è preceduta da qualche conflitto o altro tipo di fattore stressante.

Lo psicologo dovrà valutare che il sintomo o deficit non sia intenzionalmente prodotto o simulato (come nei disturbi fittizi o nella simulazione).
  • Per una diagnosi positiva di disturbo di conversione occorre tenere presente che il sintomo o deficit non può, dopo le appropriate indagini, essere pienamente spiegato con una condizione medica generale, o con gli effetti diretti di una sostanza o con un'esperienza o comportamento culturalmente determinati.
  • Il sintomo o deficit causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti oppure richiede attenzione medica.
  • Il sintomo o deficit non è limitato a dolore o disfunzioni sessuali, non si manifesta esclusivamente in corso di disturbo di somatizzazione e non è meglio spiegabile con qualche altro disturbo mentale.

Sottotipi:

    1. Con sintomi o deficit motori: comprende sintomi con alterazioni della coordinazione o dell'equilibrio, paralisi o ipostenia localizzate; difficoltà di deglutire o nodo alla gola, afonia e ritenzione urinaria.
    2. Con attacchi epilettiformi o convulsioni: comprende attacchi epilettiformi o convulsioni con componenti motorie volontarie o sensitive.
    3. Con sintomi o deficit sensitivi: comprende sintomi come perdita della sensibilità tattile o dolorifica, diplopia, cecità, sordità e allucinazioni.
    4. Con sintomatologia mista: questo sottotipo viene utilizzato se sono presenti sintomi di più categorie.

Trattamento

La diagnosi può essere inizialmente difficile, perché il paziente ritiene che i sintomi derivino da un disturbo fisico. Inoltre, ai medici viene insegnato quasi esclusivamente a considerare (ed escludere) disturbi fisici come causa di sintomi fisici. Di solito, la diagnosi viene presa in considerazione solo dopo che approfonditi esami fisici e analisi di laboratorio non riescono a rivelare un disturbo che possa spiegare pienamente il sintomo e i suoi effetti. Sebbene l’esclusione di un possibile disturbo fisico soggiacente sia di importanza cruciale, prendere subito in considerazione la conversione può evitare l’esecuzione di analisi che aumentano i costi e i rischi per il paziente e che possono ritardare eccessivamente la diagnosi. Il miglior indizio è che i sintomi di conversione di rado si conformano pienamente ai meccanismi anatomici e fisiologici noti.

Una relazione di fiducia tra medico e paziente è essenziale. Allorché il medico abbia escluso un disturbo fisico e abbia rassicurato il paziente che i sintomi non indicano un grave disturbo soggiacente, deve essere inviato ad uno psicologo o uno psicoterapeuta per cominciare il percorso terapeutico.

Sono stati sperimentati svariati trattamenti, ma nessuno è uniformemente efficace.

Nell’ipnoterapia il paziente viene ipnotizzato e vengono identificate ed esplorate le tematiche psicologiche con potenziale valore eziologico. Il colloquio continua dopo l’ipnosi, quando il paziente è completamente vigile. La narcoanalisi è simile all’ipnosi, tranne per il fatto che al paziente viene somministrato un sedativo per indurre uno stato di semi-sonno. La terapia comportamentale, ivi incluso l’addestramento al rilassamento, è efficace in alcuni pazienti.

Ultimo aggiornamento ( domenica 07 gennaio 2007 )
 
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