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Fobia Stampa E-mail
Scritto da Latham   
venerdì 03 novembre 2006
Indice articolo
Fobia
Pagina 2

La fobia è una paura eccessiva e persistente con caratteristiche ben definite:

  • è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;
  • non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;
  • supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;

produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta;

  • permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;
  • comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;
  • l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

La fobia è definibile quindi come una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non costituisce davvero una reale pericolo e con cui le altre persone si confrontano senza provare malessere o terrore
La fobia, infatti, tormenta il malcapitato generando un terrore irrazionale anche alla sola idea di trovarsi nella stessa stanza con animale innocuo come un ragno, o prefigurare di dover compiere una qualche azione che altre persone farebbero senza alcun timore o manifestazioni emozionali (ad esempio, l’acrofobico, non riesce a sporgersi dal balcone di casa).

Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell'irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle.

L'ansia da fobia, o "fobica", si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Cio che la fobia genera è solo un intenso dolore e prefigurazione di morte che si tramuta nell’unica cosa possibile per sopravvivere e che diviene il desiderio primario: fuggire!

Ovviamente scappare è e rimane una strategia di emergenza; che spesso è resa impossibile dal contesto in cui ci troviamo. Ecco perché subentra nel fobico la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che per un motivo reale o teorico possono portarci ad trovarci dinnanzi agli oggetti associati alle nostre paure.

La tendenza all’evitamento riduce “sul momento” gli effetti della paura, pur generando un subdolo meccanismo autorafforzante: ogni evitamento, infatti, conferma da un lato la pericolosità della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo e dall’altro ci rassicura nell’assurda idea che l’aver “evitato” il “pericolo” abbia tutelati il nostro benessere tale per cui ci sprona in un successivo momento a ripetere lo stesso copione, più e più volte riducendo sempre più le possibilità di scelta e di controllo dello stimolo fobico.

Tale spirale di progressivi evitamenti produce un aumento, sia della sfiducia che ciascuno ha nelle proprie risorse,sia della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più invalidante. Chi ha la fobia dell'aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro.

Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell'esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffé seduto ai tavolini di un bar all'aperto e così via.



Ultimo aggiornamento ( lunedì 26 marzo 2007 )
 
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