• Dr. Massimiliano Zisa

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Disturbi Ansia e correlati

L’ansia è uno stato di attesa apprensiva, con anticipazione di eventi negativi mal definiti verso i quali il soggetto si sente indifeso e impotente.

In condizioni normali, l’ansia costituisce una reazione di difesa dell’organismo (correlata con l’istinto di conservazione), volta ad anticipare la percezione del pericolo prima che questo sia chiaramente identificato.

Essa è accompagnata da un aumento della vigilanza e dall’attivazione di tutta una serie di meccanismi fisiologici (fra i quali l’aumento della frequenza cardiaca, del respiro e del tono della muscolatura), che predispongono l’organismo alla difesa o all’attacco.

È un “sistema di allarme” fisiologico ed utile alla sopravvivenza della specie

 

I disturbi d'ansia e correlati sono dei disturbi comuni che interessano due donne per ogni uomo colpito e può portare ad una menomazione considerevole.

Come implica il nome, il disturbo di ansia è caratterizzato da una ansia durevole che non è concentrata su un particolare oggetto o situazione. In altre parole è aspecifica o fluttuante.

Le persone che hanno questi disturbi si sentono di temere qualcosa ma sono incapaci di esprimere specificatamente di che paura si tratti. Temono costantemente e trovano molto difficile controllare le loro preoccupazioni.

A causa della tensione muscolare persistente e le reazioni autonomiche alla paura, possono sviluppare emicrania, palpitazioni, vertigini e insonnia.

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Questi disturbi fisici, combinati alla intensa ansia di lunga durata, rendono difficile il compito di affrontare le normali attività quotidiane.

I Disturbi d'Ansia si differenziano in:

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Argomenti correlati ai Disturbi D'Ansia

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La fobia sociale è molto frequente e colpisce un numero estremamente elevato di persone.

Il disturbo sembra essere più presente nelle donne che negli uomini e sembra soffrirne circa il 10% dell’intera popolazione.

La caratteristica principale di questo disturbo è la paura di agire, di fronte agli altri, in modo imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi.

L’ enorme impatto di questa patologia porta all’evitare la maggior parte delle situazioni sociali, soprattutto dovuto alla percezione, da parte di chi ne soffre, di attribuzioni (da parte di altre persone) d’ “incapacità” o di essere “giudicati in maniera errata” e per lo più in maniera negativa anche quando questo non avviene.

E’ la necessità di dover fare qualcosa davanti ad altre persone che soventemente genera e comporta un innalzamento dell’ansia tale per cui, anche il solo telefonare o il mangiare in un ristorante, diviene insostenibile la possibilità di interagire senza timore nelle attività sociali.

La fobia sociale, inoltre, tende a generare in chi ne soffre l’assoluta certezza di “apparire” ansioso e conseguentemente di divenire “incapace” di contenere questa paura a tal punto da mostrarne evidenti “segni” ad altre persone (es. diventare rossi in viso, balbettare, sudare, rimanere senza parole, tremare,ecc…) pronte a giudicare o schernire per l’inadeguatezza di tale emozione.

Le paure e le situazioni temute vengono comunque percepite irragionevoli da chi ne soffre, ogni qual volta essi non si trovino in tali condizioni di “stress”, e tale irragionevolezza li conduce ad un alta autocritica che termina con forti auto accuse e rimproveri per non riuscire a contenere il proprio timore ed a fare cose che tutti fanno.

La fobia sociale, se non trattato, tende a rimanere stabile e cronico, e molto spesso può dare luogo ad altri disturbi come la depressione.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo ha una sintomatologia che genera la presenza di pensieri, immagini ed impulsi fortemente ricorrenti che imprigionano e costringono il paziente a trasferire tutta la sua attenzione e le sue risorse verso uno stato di allarme permanente o rendendolo sempre eccessivamente timoroso a tal punto da costringersi all’acting out (all’esecuzione) di comportamenti ripetitivi, fino a renderli ritualizzati o da pensieri intrusivi privi di necessarietà ma che irrompono con estrema forza.

Tale disturbo presenta delle ossessioni e/o delle compulsioni.

{tab=Ossessioni}

Le ossessioni sono pensieri o impulsi che si verificano con eccessiva frequenza manifestandosi come un comportamento privo di controllo da parte di chi li agisce. L’impulso è tale e potente da costringere il paziente ad eseguirlo quanto prima possibile e nel caso, ripeterlo, più e più volte evitando l’ansia che ne conseguirebbe dal non essere certi di aver compiuto le giuste manovre o analizzato adeguatamente i propri pensieri.
Le idee che cagionano questa iperattentività sono dette intrusive e sono sempre considerate disturbanti, tuttavia quando l’ansia non opprime il paziente vengono giustamente interpretate da questi come insensate e prive di efficacia.

Alcune fobie trovano un terreno fertile in questo disturbo per insorgere e amplificare il quadro clinico, tra queste troviamo quella dello sporco e dei germi (xxx) o idee intrusive di aver commesso atti di violenza o di aver aggredito altre persone senza averne però chiarezza o un nitido ricordo. Le sensazioni sono sempre accompagnate da emozioni negative e sgradite, spesso di pari passo con emozioni legate alla paura o al disagio, all’inadeguatezza e di dubbiosità.

{tab=Compulsioni}

 

Le compulsioni, definite anche rituali o cerimonie, sono comportamenti stereotipati e riproposti in modo automatico e acritico, estremamente ricorrenti, che obbligano e costringono il paziente a passare gran parte del suo tempo in tali attività.

Alcuni esempi di compulsioni sono:

  • comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare,ecc.)
  • azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente,ecc.)

Lo scopo di questi comportamenti è quello di ridurre al minimo il disagio e la sensazione opprimente dell’ansia provocata dalle ossessioni. E’ il tentativo di sottrarsi a queste sgradevoli sensazioni che permettono al paziente di trovare, nella messa in pratica delle attività compulsive, la possibilità di sottrarsi dal concentrasi sulle sensazioni sgradevoli e soffermarsi sulle attività pratiche; che come prodotto secondario forniscono un apparente “adeguato” controllo sull’ansia.

Ogni compulsione trova con il tempo la sua interiorizzazione divenendo un abitudine, in seguito l’abitudine formatasi diviene un sistema di rigide regole comportamentali che portano a estremizzare tali controlli e tali azioni al punto da divenire ovviamente insostenibili o bizzarre agli occhi di altre persone.

A causa del rischio di essere mal giudicati o di risultare bizzarri, cosa che in se aumenta enormemente l’ansia e quindi porta alla comparsa indiretta di ulteriori compulsioni; i rituali finiscono con l’essere svolti lontani da familiari o di amici divenendo sempre più “privati” e resi, pressoché inesistenti agli occhi delle altre persone.

Il Disturbo post-traumatico da stress si manifesta con una serie di sintomi di disagio innescati dall’esperienza di eventi traumatici stressanti, come la personale esposizione ad eventi dolorosi, a una malattia grave, al rischio di morire o ad altre serie minacce alla propria integrità fisica o a quella di familiari e amici stretti (catastrofi naturali, violenze personali, incidenti, lutti, ecc.).

{tab=Insorgenza}

Le persone con questo disturbo sono state in genere esposte ad un evento traumatico in cui la persona ha vissuto, assistito o confrontato con uno o più eventi che hanno implicato minaccia alla propria o altrui integrità fisica o gravi lesioni.

Inoltre la persona ha sperimentato paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore.

L'evento considerato traumatico viene generalmente rivissuto persistentemente attraverso ricordi spiacevoli e pensieri intrusivi, sogni legati all'evento, sentire come se l'evento traumatico si stesse ripresentando (illusioni, allucinazioni, flashback).

Il soggetto può presentare un intenso disagio psicologico quando è in qualche modo esposto a fattori che assomigliano o simbolizzano l'evento traumatico, ovvero alle rappresentazioni dell'evento stressante.

La persona tende ad evitare gli stimoli associati al trauma attraverso sforzi per evitare di pensare all'evento, evitamento di ciò che può ricordare il trauma, può presentare incapacità di ricordare alcuni aspetti importanti dell'evento traumatico, sensazione di distacco, diminuzione di interessi, capacità ridotta di provare sentimenti di amore, diminuzione delle prospettive future, difficoltà di addormentarsi o di mantenere il sonno, irritabilità, ansia, scoppi di ira, difficoltà di concentrazione, ipervigilanza.

Tutto questo, per poter diagnosticare il disturbo, inoltre, deve poter essere presente per più di un mese e può essere acuto, cronico oppure con esordio ritardato, quando i sintomi si presentano dopo sei mesi dall'evento stressante.

L'intervento per questo tipo di problematiche è estremamente personalizzato ed occorre prima di tutto una precisa valutazione diagnostica.

{tab=Sintomi}

I principali sintomi associati al Disturbo post-traumatico da stress possono essere raggruppati in tre specie:
  • frequenti immagini e pensieri intrusivi, flashback o incubi ricorrenti che fanno rivivere l’evento traumatico;
  • comportamenti persistenti di evitamento di circostanze associabili al trauma (ad esempio, luoghi, attività o persone che fanno ricordare l’evento traumatico);
  • sintomi persistenti di sovra-eccitamento (ad esempio, irritabilità, preoccupazione, ansia, depressione, insonnia, difficoltà di concentrazione, ecc.).

A questi sintomi possono aggiungersi conseguenze anche sul piano fisico, come palpitazioni, inappetenza, disturbi del sonno, ecc. Tra le conseguenze, non è raro l’abuso di alcol e droghe come un modo per cercare di dimenticare l’evento traumatico. L’insieme di questi sintomi e conseguenze può produrre effetti negativi sulla vita quotidiana del soggetto affetto dal disturbo post-traumatico da stress, sulla vita lavorativa e relazionale.

{tab=Trattamento}

Il trattamento del Disturbo post-traumatico da stress è teso a risolvere i problemi psicologici e comportamentali elencati sopra. A volte, è indicato l’uso di farmaci associati alla psicoterapia.

Tuttavia, i farmaci (in genere si tratta di antidepressivi) da soli non appaiono mai risolutivi, e procurano sono un sollievo temporaneo dai sintomi.
L’intervento psicoterapeutico porta invece a una progressiva riduzione dell’ansia e degli altri sintomi correlati all’evento traumatico.

L'intervento psicologico rivolto alla persona che presenta già i sintomi del disturbo post-traumatico da stress si propone di aumentare le possibilità di riorganizzazione funzionale della persona per favorire l'accesso alle risorse personali e sociali in grado di promuovere la risoluzione della sintomatologie, prevenire ricadute o cronicizzazioni, o comunque migliorare la situazione di disagio.

Il tentativo autonomo che spesso la persona mette in atto è quello di "evitare". Si evitano gli stimoli, gli oggetti, i luoghi, i pensieri, ecc. che ricordano l'evento stressante. Nonostante questo la persona non risolve il problema, anzi, spesso tende a cronicizzarsi, impedendo al paziente di vivere adeguatamente la propria vita.

Il trattamento psicologico mira a rompere il circolo vizioso che si è instaurato a livello psico-sociale ovvero cercherà di riorganizzare le energie che il paziente utilizza per evitare e per tentare di risolvere senza successo il problema non contro se stesso a suo favore. Il disturbo, ricordiamo, non è alimentato e mantenuto soltanto dai comportamenti, dai pensieri e dalle azioni disfunzionali del paziente ma anche dalle reazioni delle persone che ruotano intorno a quello che possiamo definire il "portatore del sintomo".

Il trattamento psicologico è breve, come per quasi tutti i disturbi dello cluster ansioso, mediamente possiamo aspettarci una risoluzione del disagio entro le 15-20 sedute senza uso di farmaci.

Il follow-up e le sedute di mantenimento non superano i 5 incontri.

La fobia è una paura eccessiva e persistente con caratteristiche ben definite:

  • è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;
  • non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;
  • supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;
  • produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta;
  • permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;
  • comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;
  • l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

La fobia è definibile quindi come una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non costituisce davvero una reale pericolo e con cui le altre persone si confrontano senza provare malessere o terrore
La fobia, infatti, tormenta il malcapitato generando un terrore irrazionale anche alla sola idea di trovarsi nella stessa stanza con animale innocuo come un ragno, o prefigurare di dover compiere una qualche azione che altre persone farebbero senza alcun timore o manifestazioni emozionali (ad esempio, l’acrofobico, non riesce a sporgersi dal balcone di casa).

{tab=Sintomi}

Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell'irrazionalità di certe reazioni emotive, ma non possono controllarle.

L'ansia da fobia, o "fobica", si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Cio che la fobia genera è solo un intenso dolore e prefigurazione di morte che si tramuta nell’unica cosa possibile per sopravvivere e che diviene il desiderio primario: fuggire!

Ovviamente scappare è e rimane una strategia di emergenza; che spesso è resa impossibile dal contesto in cui ci troviamo. Ecco perché subentra nel fobico la tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che per un motivo reale o teorico possono portarci ad trovarci dinnanzi agli oggetti associati alle nostre paure.

La tendenza all’evitamento riduce “sul momento” gli effetti della paura, pur generando un subdolo meccanismo autorafforzante: ogni evitamento, infatti, conferma da un lato la pericolosità della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo e dall’altro ci rassicura nell’assurda idea che l’aver “evitato” il “pericolo” abbia tutelati il nostro benessere tale per cui ci sprona in un successivo momento a ripetere lo stesso copione, più e più volte riducendo sempre più le possibilità di scelta e di controllo dello stimolo fobico.

Tale spirale di progressivi evitamenti produce un aumento, sia della sfiducia che ciascuno ha nelle proprie risorse,sia della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell'individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più invalidante. Chi ha la fobia dell'aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro.

Chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell'esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffé seduto ai tavolini di un bar all'aperto e così via.

 

{tab=Elenco Fobie}

 

Lista delle più comuni Fobie

  • Androfobia - paura degli uomini

  • Ginecofobia - paura delle donne

  • Autodismorfofobia - paura di emanare cattivi odori

  • Dismorfofobia - paura dei difetti (intesi come complessi fisici)

  • Euretofobia - paura di arrossire

  • Kainotetofobia - paura dei cambiamenti e delle novità, di tutto ciò che non è compreso e catalogato

  • Psicopatofobia - paura delle malattie mentali

  • Zoofobia - paura degli animali in genere

  • Ornitofobia - paura degli uccelli

  • Pirofobia - paura del fuoco

  • Basofobia - paura di cadere

  • Cheimofobia - paura dei temporali

  • Pantofobia - paura di tutto

  • Kerefobia - paura delle bombe

  • Fobofobia - paura della fobia

  • Coinvolgimento della sfera Orale - che consiste nel fumare, tenere il dito in bocca, mangiare le unghie, masticare la gomma e soprattutto mangiare dolciumi.

  • Automanipolazione, consiste nel toccarsi spesso i capelli o un orecchio o giocare con le mani, ecc.

  • Oggetti con valore protettivo - attribuire ad oggetti un particolare significato, legato a certe situazioni (es uscire di casa con l'ombrello)
  • Comportamento verso gli animali - ricerca di protezione e rassicurazione (vengono in genere preferiti piccoli e pelosi).
  • Evitare situazioni , eventi, persone e cose che possono creare ansia: fobie (espressione più tipiche) sono le più codificate tra i disturbi nevrotici.