• Dr. Massimiliano Zisa

    Esperto nell'ipnosi e nella psicoterapia ericksoniana riceve a Scandicci e Firenze

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Disturbi Somatoformi

Si prentano quindi come manifestazioni sintomatologiche prevalentemente somatiche  che fanno pensare ad una condizione medica generale ( "problema fisico") e che invece non sono giustificati da una condizione medica (malattia, disturbo) o effetti di una sostanza o dalla presenza di altro disturbo mentale (es. Disturbo di panico)

I disturbi somatoformi si prentano quindi come manifestazioni prevalentemente somatiche e difficilmente la persona che ne soffre riesce ad intuire che possano essere dovuti a processi di organizzazione complessi di tipo psicologico.

 

I disturbi somatoformi sono estremamente diffusi anche se può capitare che vengano diagnosticati soltanto dopo molto tempo dalla loro comparsa. Questo perché in genere si procede con accertamenti medici al fine di escludere che i sintomi presentati non siano dovuti a specifiche condizioni mediche.


L'intervento per questa classe di disturbi è complicato proprio dalla scarsa compliance al trattamento psicologico del paziente che, generalmente, oppone forte resistenza come se volesse convincerci che in realtà il problema sia organismo e non psicologico.


L'intervento psicologico è in genere di breve/media durata per quasi tutti i disturbi somatoformi.

 

Quali sono ?

L 'ipocondria si presenta come "la preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una malattia grave, basato sull'erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del paziente".

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Sintomi

Tra i sintomi fisici che possono essere intepretati erroneamente vi sono i borborigmi, il gonfiore e i dolori crampiformi addominali, la percezione dell’attività cardiaca e la sudorazione. La localizzazione, la qualità e la durata di tali sintomi sono spesso descritte nei minimi dettagli, ma i sintomi di solito non seguono uno schema riconoscibile di disfunzione organica e in genere non sono associati a reperti somatici anormali.

La visita e la rassicurazione del medico non alleviano le preoccupazioni del paziente, che tende a credere che il medico non sia riuscito a trovare la vera causa.

I sintomi influenzano negativamente il funzionamento sociale e lavorativo e causano una sofferenza significativa.

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Devono essere presenti i seguenti criteri:

  • La preoccupazione persiste nonostante la valutazione e la rassicurazione medica appropriate.
  • La convinzione di cui al criterio A non risulta di intensità delirante (come nel disturbo delirante tipo somatico) e non è limitata ad una preoccupazione circoscritta all'aspetto fisico (come nel disturbo di dismorfismo corporeo).
  • La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.
  • La durata dell'alterazione è di almeno sei mesi.
  • La preoccupazione non è meglio attribuibile a disturbo d'ansia generalizzato, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo di panico, episodio depressivo maggiore, ansia di separazione, o un altro disturbo somatoforme.

La diagnosi è suggerita dall’anamnesi e dalla visita ed è confermata se i sintomi persistono per 6 mesi e non possono essere attribuiti a una depressione o a un altro disturbo psichiatrico.

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Trattamento

Il decorso è cronico, fluttuante in alcuni casi, stabile in altri. Circa il 5% dei pazienti guarisce completamente. L’associazione di depressione e lamentele ipocondriache comporta una prognosi sfavorevole. Il trattamento è difficile perché il paziente è convinto che in esso vi sia qualcosa di gravemente sbagliato. Tuttavia, è utile una relazione di fiducia con un medico curante, specialmente se le visite regolari in ambulatorio infondono rassicurazione.

Ma il sostegno psicologico e la psicoterapia giocano un ruollo essenziale al fine di una buona guarigione.

Tale problema psicologico è connesso ad un eccessiva preoccupazione per un difetto fisico reale o immaginario. Il difetto può essere immaginario oppure se è presente una piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è notevolmente eccessiva. La preoccupazione deve causare disagio rilevante o menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo oppure in altre importanti aree.

Questo disturbo insorge in genere nell’adolescenza e l’esordio può essere graduale sia improvviso. Il disturbo ha un decorso continuativo, con pochi intervalli in cui si è liberi dai sintomi, e può aumentare o diminuire nel tempo. La parte del corpo al centro dell’attenzione può rimanere la stessa o cambiare.

Le lamentele possono riguardare difetti lievi o immaginari del viso o della testa (capelli, acne, rughe, cicatrici, pallore rossore, eccessiva peluria ecc.) oppure la forma e le misure del corpo in generale o d’alcune sue parti: mani, piedi, gambe, seno, mammelle, natiche, genitali etc.

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I criteri diagnostici utilizzati dallo psicologo clinico per una valutazione della presenza di un disturbo da dismorfismo:

  • Preoccupazione per un supposto difetto nell'aspetto fisico. Se è presente una piccola anomalia, l'importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva.
  • La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.
  • La preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (l'insoddisfazione riguardante la forma e le misure corporee nell'anoressia nervosa).
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Le persone con tale disturbo spesso ricercano e ottengono trattamenti medici e chirurgici al fine di correggere il supposto difetto. In realtà questi trattamenti peggiorano il disturbo e fanno nascere nuove preoccupazioni anche più intense: la persona si trovava con un seno “rifatto”, un pene allungato, un naso nuovo ed essere tuttavia ancora insoddisfatta. Naturalmente non bisogna dimenticare anche il peso culturale dato all’aspetto fisico e l’importanza di una buon’immagine fisica di sé, che può influenzare o amplificare le preoccupazioni riguardanti una certa supposta deformità fisica.

I soggetti evitano spesso di parlare in dettaglio dei loro difetti, sperimentando un grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo le loro preoccupazioni come tormentose, dolorose o devastanti. Possono pensare al loro difetto per molte ore al giorno al punto tale che questi pensieri possono dominare la loro vita. Sentimenti di vergogna possono infine portare all’evitamento sociale in genere o delle situazioni temute.

Possono essere frequenti comportamenti di pulizia, controllo e cura eccessiva (es. eccessi nel pettinarsi, applicazioni ritualizzate di cosmetici ecc.) attuate al fine di far diminuire l’ansia, ma che invece finiscono per potenziarla e aumentare le preoccupazioni. E’ frequente la richiesta di rassicurazione circa il “difetto” ma le suddette rassicurazioni portano un sollievo solo temporaneo, se lo portano.

I soggetti con questo disturbo spesso pensano che gli altri possano notare il loro “difetto”, parlarne o riderne. Possono cercare di nasconderlo ad es. imbottendo i calzoni per nascondere un pene piccolo o facendosi crescere la barba per nascondere difetti del viso.

Questo disturbo può portare all’evitamento del lavoro, degli amici e d’incontri sentimentali o sessuali, creare difficoltà e rotture nel rapporto coniugale.

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Intervento Psicologico per la Cura del Dismorfismo Corporeo

Lo psicologo valuta proprio i processi psico-sociali che tendono a mantenere il disturbo e che potrebbero portare ad un suo aggravamento.
L'intervento psicologico è tendenzialmente breve e orientato a scardinare ciò che in psicologia dove viene definito il loop disfunzionale, ovvero quel circolo vizioso fatto di tensioni e tentativi di risolverle, con cui il paziente è costrettto a convivere.

E' comunque difficile che una persona con disturbo da dismorfismo corporeo si renda pienamente conto del problema, spesso sono gli altri che invitato o, nei casi più gravi, costringono la persona a richiedere un intervento psicologico.

I Disturbi della Comunicazione comprendono in realtà molte espressioni e variabilità.

Le competenze linguistiche prevedono infatti diversi pacchetti di sottoabilità che si formano nel corso dei primi anni di vita, dalle abilità di fonazione (relative all'emissione della voce), alle abilità fonologiche (l'utilizzo dei foni secondo le regole di un sistema linguistico culturalmente condiviso). Si possono avere difficoltà connesse alla comprensione linguistica piuttosto che difficoltà connesse prevalentemente alla produzione corretta delle parole.

Abbiamo a volte il manifestarsi di difficoltà relative al normale fluire e alla cadenza della voce, che generalmente vengono chiamate balbuzie o disfluenze. Altre volte un disturbo della comunicazione ha basi più chiaramente psicologico-relazionali.

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Risultano quindi esservi 4 tipi di disturbi della comunicazione:

  1. Disturbo della Espressione del Linguaggio
  2. Disturbo misto dell'espressione e della ricezione del linguaggio
  3. Disturbo della Fonazione
  4. Balbuzie
{tab=Trattamento}

Le competenze linguistiche prevedono abilità che si formano nel corso dei primi anni di vita, dalle abilità di fonazione (relative all'emissione della voce), alle abilità fonologiche (l'utilizzo dei fonemi secondo le regole di un sistema linguistico culturalmente condiviso). E' per questo che i Disturbi della Comunicazione hanno molte e differenti manifestazioni ed espressioni, possono manifestarsi isolati o associati ad altri disturbi: disturbi d'ansia, disturbi dell'umore, disturbo da deficit di attenzione-iperattività, disturbi dell'apprendimento, enuresi, ritiro sociale, etc.

Si possono manifestare difficoltà connesse alla comprensione linguistica e difficoltà connesse prevalentemente alla produzione corretta delle parole, oppure difficoltà relative al normale fluire e alla cadenza della voce, come la balbuzie. I Disturbi della Comunicazione possono avere anche origini principalmente di carattere psicologico-relazionali. Per quanto riguarda la Balbuzie l'esordio talvolta può seguire il verificarsi di situazioni traumatiche o avvertite come tali (nascita di un fratellino,inserimento scolastico, cambiamenti significativi quali un trasloco, malattie e lunghe ospedalizzazioni, separazione dei genitori, morte di un genitore o di un familiare).

La ripetizione di parole, di sillabe, di frasi intere, esitazioni, prolungamenti, e la frequente riformulazione della frase, sono fenomeni frequenti nelle prime fasi del linguaggio, sono segni discontinui presenti anche in bambini non balbuzienti, che è importante tenere sotto controllo. Si tratta di una ripetizione di sillabe senza tensione spasmodica o clonica, ma che in base alla risposta dell'ambiente, riguardo alle esitazioni e incertezze nella produzione dell'atto verbale (ansia dei genitori, urgenza nel correggere ogni errore o anomalia nel fluire del linguaggio) possono rinforzarsi e cronicizzarsi.

Il timore di balbettare favorisce uno stato di ansia accompagnato da sentimenti negativi di imbarazzo e vergogna, scarsa autostima e frustrazione. Le difficoltà nell'espressione linguistica derivanti dai Disturbi della Comunicazione influiscono in modo negativo sul funzionamento sociale, si può manifestare una rinuncia a comunicare, evitando situazioni che richiedono un impegno verbale e possono creare imbarazzo, con ripercussioni sul rendimento scolastico e difficoltà nell'instaurare interazioni sociali per timore di essere derisi dai compagni.

Una precoce e corretta diagnosi risulta indispensabile al fine di approntare un tempestivo ed adeguato programma riabilitativo e di sostegno psicologico sia per la famiglia che per il bambino e/o adolescente. Intervento di tipo indiretto come sostegno psicologico e colloqui psico-educativi per i genitori sono efficaci per la risoluzione del disturbo.

Se i pazienti con problemi somatoformi persistenti e ricorrenti non soddisfano pienamente i precedenti criteri diagnostici specifici, la loro condizione viene definita disturbo somatoforme indifferenziato.

Il disturbo di somatizzazione si distingue dal disturbo d’ansia generalizzata, dal disturbo di conversione e dalla depressione maggiore per la predominanza, la molteplicità e la persistenza dei fastidi fisici; per l’assenza dei segni e sintomi biologici che caratterizzano la depressione endogena; per la natura superficiale e manipolativa del comportamento suicida.

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Il propone, per una valutazione diagnostica di disturbo somatoforme indifferenziato, i seguenti set di criteri che, valutati dal clinico, dovranno tutti essere rispettati.

Il paziente con disturbo somatoforme indifferenziato presenta una quadro clinico caratterizzato da "una o più lamentele fisiche (per es. stanchezza, perdita di appetito, problemi gastro-intestinali o urinari).

Lo psicologo dovrà inoltre valutare la presenza di uno o l'altro dei seguenti criteri:

I sintomi non sono prodotti o simulati intenzionalmente (come nel disturbo fittizio o nella simulazione).

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Il disturbo di somatizzazione ha un decorso di gravità variabile, ma dura tutta la vita. La remissione completa e durevole dei sintomi è rara. Alcuni soggetti si deprimono in maniera più manifesta dopo molti anni e i loro riferimenti al suicidio (un rischio reale) divengono più minacciosi.

Il trattamento è estremamente difficile. I pazienti tendono a manifestare frustrazione e rabbia ogni qualvolta si suggerisca loro che i sintomi sono di tipo psicologico. I farmaci sono per lo più inefficaci e anche se un paziente accetta una consulenza psichiatrica, raramente trae benefici da una psicoterapia. Di solito, il miglior trattamento è una tranquilla e sicura relazione di sostegno con un medico, che offra sollievo sintomatologico e protegga il paziente da procedure diagnostiche o terapeutiche non necessarie.