| Durante il trattamento |
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| Scritto da Latham | |
| mercoledì 22 novembre 2006 | |
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Il cliente molto speso si trova indeciso dinnanzi alle informazioni spesso antitetiche e discordanti dei vari professionisti che per la loro forma mentis offrono soluzioni apparentemente diverse tra loro per la risoluzione dello stesso problema. Alcuni professionisti propendono per un rinforzo della personalità o per incentivarne una crescita, alcuni sono attenti al contenimento dei sintomi e alla loro eliminazione, altri alla ricerca dei traumi e di quei momenti di vulnerabilità che hanno offerto terreno per la genesi del caso problema, ecc. Le terapia basate sull'analisi delle cause e sulla personalità del cliente possono quindi proporre un persorso di psicoterapia molto spesso lungo, pluriennale e con frequenza anche di una o più sedute infrasettimanali. Le terapie brevi che affrontano e contengono i sintomi possono produrre lo stesso beneficio in minor tempo rinunciando tuttavia a immergersi nella profonda ricerca della personalità del cliente e estrapolandone solo i modelli di funzionamento della sua psiche. Potreste trovare tarapeuti passivi che hanno lo scopo di lasciare al cliente l'iniziativa ed una maggiore libertà di relazionarsi o altri attivi che pongono numerose domande e parafrano più e più volte quanto ribadito dal paziente, cosi come capita molto spesso che ve ne siano altri che utilizzano tecniche di rilassamento o induzioni ipnotiche e lasciano al paziente il compito di eseguire il lavoro terapeutico nel massimo relax, ed altri che compiono azioni e contatti seguendo le linee guida della psicoterapia corporea e restituendo attenzione all'interazione psicofisica. In mezzo a tanta specificità di offerta rimane un profondo dubbio per tutti coloro che soffrendo di un disagio più o meno lieve hanno intenzione di porvi rimedio senza perdere tempo e trovando tempestivamente il massimo sollievo; rimane quindi l'estremo dubbio su cosa sia "meglio" e da "chi andare". E' nostro consiglio, onde evitare inutili reinvii a diversi specialisti con il conseguente dispendio di denaro, rivolgersi da subito ad uno psicologo per una diagnosi corretta attraverso il colloquio psicologico (ed un'eventuale serie di test), egli costituisce un ottimo (quando è qualificato e preparato) filtro per trovare, laddove egli non sia da solo capace o non si possa pensare al solo sostegno psicologico, lo psicoterapeuta o lo specialista più adatto a risolvere le problematice portate dal cliente. Il problema quindi sembra riproporsi poichè anche lo psicologo si affida alle sue conoscenze per suggerire, a suo giudizio, la migliore terapia da intraprendere. Tuttavia ormai vi sono numerose ricerche che comprovano il fatto che l'efficacia di una terapia rispetto ad un altra non risulta essere il modello teorico in se o le tecniche adottate dai relativi psicoterapeuti quanto piuttosto il clima di fiducia e di collaborazione tra cliente e terapeuta. Vi sono studi molto attuali e dibattuti che hanno lo scopo di trovare un evidenza terapeutica dei diversi approcci sulle specifiche psicopatologie (Evidenze Base dei trattamenti psicopatologici); tuttavia questi studi sono spesso condotti e portati avanti dai principali orientamenti psicoterapeutici che comprovano, in modo maggiore o minore l'efficacia e la correttezza d'impostazione delle ricerche stesse e le relative conclusioni cui giungono circa la bontà dei loro orientamenti rispetto ad altri meno conosciuti. Rimane quindi a nostro avviso fondamentale che il terapeuta, sia una persona corretta e altamente formata e che abbia oltre un efficace modello teorico anche la capacità di entrare in profonda relazione con il paziente e di attivare attraverso lo scambio relazionale una profonda motivazione al cambiamento nel rispetto dei tempi e delle modalità del paziente stesso operanno direttamente e/o indirettamente un cambiamento del quadro disfunzionale. Lo psicoterapeuta capace di far sentire accolto, compreso e al sicuro il proprio paziente crea un ambiente di lavoro che permette a questi di proporre i propri vissuti emozionali e di viverli senza angoscia o fantasie di giudizio e persecuzione, in uno scambio vicendevole di supporto e di informazioni o critiche che pongono sempre in secondo piano la terapia utilizzata e la tecnica prescelta, in funzione del recupero di uno spazio protetto dove il paziente si sente accolto e compreso e promosso nel suo desiderio di mutare il decorso del suo disturbo. La tecnica psicoterapeutica viene scelta dal terapeuta stesso, in funzione del tipo di programma terapeutico da questi consideraro più utile per il cliente, della personalità del paziente, delle esperienze curative, e dai sintomi attivi. Non è infrequente dunque notare che alcuni terapeuti cominciano i percorsi con un certo stile, lo mutano strada facendo e arrivano alla conclusione con una modalità relazionale del tutto diversa dagli esordi. Alcuni modelli psicoterapeutici, definiti ortodossi, tendono invece a rimanere fedeli alla tecnica e all'impostazione data, seguendola sino all'ultima seduta. Per quanto ci riguarda riteniamo che essendo la psicoterapia un opportunità di crescità per il paziente attraverso la guida ed il supporto di uno psicoterapeuta capace sia difficile rimare rigidi ad un ruolo, immagine o stile terapeutico laddove si cerca e si propone un cambiamento. L'intera relazione paziente-terapeuta è soggettà a continue evoluzioni e regressioni durante tutta la durata della terapia fino al completo recupero dell'autonomia personale e di un arricchimento delle strategie e della consapevolezza circa le proprie possibilità e capacità. Come ogni individuo sia lo psicoterapeuta che il paziente si trovano ad evolvere lungo la dimensione del contatto, da un momento iniziale di inevitabile e logica distanza ad una progressiva riduzione della stessa, per far sì che gli scambi e i modelli arrivino ad essere incisivi attraverso i numerosi microcambiamenti che si produrranno, nel tentativo di sbloccare (o ripristinare o creare) e aiutare il paziente a star bene. |
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